Monti faccia il decisore pubblico, non il moralizzatore privato

Una salva di reazioni negative ha accolto la proposta di Mario Monti di rinunciare al calcio «per due o tre anni». Negative nel merito della faccenda. Un coro di no è risuonato da un mondo del pallone che vede messa in discussione la propria attività agonistica, oltre che il proprio legittimo diritto ad ottenere profitto dallo showbiz del calcio.

Il presidente del Consiglio, incauto più che provocatorio, suggerisce una soluzione che banalizza un problema estremamente complesso e stratificato. E come tutte le idee che vorrebbero risolvere semplicisticamente questioni complicate, ha polarizzato il dibattito fra entusiasti e scandalizzati.

Monti ha colto nel segno: i tempi sincopati e la fragilità del (non) accertamento delle responsabilità di cui si fa latrice la giustizia sportiva, richiederebbero una pausa di riflessione maggiore di quella che si prenderanno coloro che dovranno comminare le pene sportive ai coinvolti nelle indagini. Anche a costo di andare oltre i termini fissati per l’inizio del campionato.
Il problema è che non se ne è accorto.

Continua su Tempi.


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