Monti, il sorriso e la libertà

Sarà pure vero che Mario Monti è un primo ministro tecnico, ma il presidente del Consiglio ha per un giorno smesso i panni dei salotti buoni della finanza internazionale per indossare quelli di curioso intellettuale. Su invito del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, Monti, accompagnato dai ministri Pietro Giarda e Renato Balduzzi, ha presentato ieri la mostra sulla figura di Tommaso Moro “Il sorriso della libertà”, che in questi giorni è allestita nelle sale di Montecitorio. Colpito da un passo di una preghiera del santo protettore dei politici («Beati quello che sanno ridere di se stessi, perché non finiranno mai di ridere»), il premier ha definito Moro quale «esempio di grande modernità per chi ricopre oggi un ruolo nella politica, sia esso permanente o con una scadenza». «Una figura sorprendente per la quantità di ruoli ricoperti – ha proseguito – statista, politico, umanista, scrittore e letterato. Oltre a martire e santo, qualifiche ormai sempre più rare».

Quando fu innalzato agli altari quale patrono dei politici, Monti era Commissario europeo. «Fui colpito dalla proclamazione e dalle parole del pontefice. Ma ero un po’ più distratto sull’argomento di quanto ho provato ad esserlo undici mesi fa – ha ammesso il premier – ed è con grande sollievo che riandando al dettato della santificazione ho visto patrono dei governanti e non soltanto dei politici, vale a dire anche di coloro che avendo l’ardire di avvicinarsi alle attività di governo in circostanze diverse senza essere politici, sono doppiamente bisognosi di una benedizione del santo patrono Tommaso Moro».
«Moro era un tecnico che faceva politica – ha confermato Rocco Buttiglione – la cui fedeltà laica al proprio compito lo ha portato a perdere la vita per salvare la propria coscienza».
«Non è stato un politico, ma uno statista, uno dei pochi cui si può attribuire questo ruolo», gli ha fatto eco Lupi citando Karol Wojtyla. Il vicepresidente della Camera si è rallegrato che la mostra su Moro arrivi nei locali del Palazzo in un momento «in cui mai così alta è stata la distanza tra politici e cittadini». «La fede – ha concluso Lupi – non detta i comportamenti della politica, ma offre un’occasione di giudizio nei comportamenti di tutti i giorni».

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