M5s discute di Ilva ma tiene ancora banco il caso Furnari

Non c’era Beppe Grillo, come previsto in un primo momento (“Troppo stanco dopo l’ennesima campagna elettorale”, spiegano dallo staff). Ma una decina di parlamentari del Movimento 5 stelle hanno partecipato ad un’attesa assemblea pubblica a Taranto. A tema l’Ilva: cosa fare del polo siderurgico finito nella bufera e commissariato dal governo? Ne hanno discusso con qualche centinaia di cittadini e con alcune associazioni della società civile tarantina.

A scendere in Puglia molti degli onorevoli eletti nella regione: Diego De Lorenzis – l’eletto che più da vicino ha seguito la questione – Giuseppe Brescia, Giuseppe D’Ambrosio e i senatori Barbara Lezzi e Lelio Ciampolillo. Ma anche la lucana Mirella Liuzzi e il romano Alessandro Di Battista.

Sedioline di plastica, un tavolo ed un amplificatore, si parla di Ilva, ma sullo sfondo rimane il tema di Alessandro Furnari e Giuliana Labriola. I due primi fuoriusciti dalla compagine grillina, entrambi proprio di Taranto, hanno motivato la propria uscita con un marcato dissenso sulle soluzioni che Beppe Grillo ha prospettato per l’azienda dei Riva. “Ci siamo tolti un dente, non è mai stato un problema di se ma di quando”, taglia corto un attivista. “I parlamentari ci sono tutti o ne manca qualcuno? – chiede un signore in maglietta rossa, appena eletto per il Movimento al Consiglio comunale di un paese a pochi chilometri di distanza – In questi mesi sono spesso stati contattati sulla questione Ilva, ma non si sono mai fatti vedere”.

Da queste parti ‘Furnari’ è ormai diventato un aggettivo: “Abbiamo i Furnari nascosti dietro l’angolo in tutta la provincia – spiega un’attivista locale – Dobbiamo stare attenti e guardarci le spalle”.

Continua sull’Huffingtonpost.


One Comment on “M5s discute di Ilva ma tiene ancora banco il caso Furnari”

  1. Antonio ha detto:

    Gli F35 e la riconversione industriale di Taranto

    Ho letto dell’iniziativa di Civati, di Casson ed altri deputati PD, di Sel e di M5S sugli F35.

    Occorre saldare politicamente la questione degli F35 alla riconversione industriale di Taranto: i 15 miliardi risparmiati si devono investire per fare di Taranto il primo ‘Deep Sea Port’ del Mediterraneo, insieme al gruppo Hutchison Whampoa, che è disponibile ad investire 1 Euro per ogni Euro investito dallo Stato.

    Con 30 miliardi in tre anni Taranto può rinascere, ritrovando la sua vocazione originaria e dando un contributo allo sviluppo di quella che può diventare la prima industria italiana: la logistica portuale ( e non solo: anche aereoportuale, ferroviaria, navigazione domestica commerciale).

    Vogliamo finalmente iniziare, dopo venti anni di vuoto, un serio dibattito sul futuro dell’Italia e del suo piano di riconversione industriale?

    Saluti Progressisti!

    Antonio J. Manca Graziadei, avvocato, militante Sezione Giustizia PD, Roma


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