Sonia Alfano: “I M5s mi chiamano per non scomparire”

Teatro Eliseo, Roma. La sede storica della sinistra che riflette, che ragiona, che non teme di perdere tempo animando dibattiti di ore e ore su quali prospettive darsi per un futuro migliore. Una sede oggi battuta da piedi illustri. Pippo Civati, Laura Puppato, Giulio Marcon, Gennaro Migliore Antonio Ingroia si siedono intorno allo stesso tavolo convocati dalla rivista Left. A tema: “Piccole intese, grandi conquiste”, ovvero, come recita il sottotitolo dell’incontro “Un’altra maggioranza è possibile”. Nessun punto interrogativo: non è una domanda, non è un auspicio, è un’affermazione.

Dove si trovano i numeri per costruire un’architettura che sia alternativa alle larghe intese tra Pd e Pdl? Prova a spiegarlo Sonia Alfano, presidente della Commissione antimafia del Parlamento europeo, che concede un’intervista ad Huffingtonpost in una pausa dei lavori. “Vedo molta frammentazione all’interno della sinistra – dice Alfano – ma questa non è una novità. Dal loro punto di vista scorgo una difficoltà ad intercettare altre forze positive, dall’altra tanta paura all’interno della realtà grillina”. L’idea è semplice: cercare di trovare una pattuglia di membri del Movimento 5 stelle disposti a puntellare il Partito democratico su singoli provvedimenti, iniziando, per dirla con Pippo Civati, “ad allargare un dibattito parlamentare che al momento risulta molto stretto”.

Continua sull’Huffingtonpost.


One Comment on “Sonia Alfano: “I M5s mi chiamano per non scomparire””

  1. Antonio ha detto:

    Perché non cominciamo a costruire questa collaborazione politica da questioni concrete ed attuali?
    Come, per esempio, il taglio degli F35 e la riconversione industriale di Taranto

    Ho letto dell’iniziativa di Civati, di Casson ed altri deputati PD, di Sel e di M5S sugli F35, sulla quale ci sarà lunedì prossimo un voto alla Camera e al Senato.

    Occorre saldare politicamente il taglio degli F35 alla riconversione di Taranto. I 15 miliardi risparmiati con il taglio degli F35 si devono investire per fare di Taranto il primo ‘Deep Sea Port’ del Mediterraneo, insieme al gruppo Hutchison Whampoa, che è disponibile ad investire 1 Euro per ogni Euro investito dallo Stato.

    Con 30 miliardi in tre anni Taranto può rinascere, ritrovando la sua vocazione originaria e dando un contributo allo sviluppo di quella che può diventare la prima industria italiana: la logistica portuale ( e non solo: anche aereoportuale, ferroviaria, navigazione domestica commerciale).

    Vogliamo iniziare un serio dibattito sul futuro dell’Italia e del suo piano di riconversione industriale?

    Saluti Progressisti!

    Antonio J. Manca Graziadei, avvocato, militante Sezione Giustizia PD, Roma


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