Che c’entra Berlusconi con Ballard?

L’incubo peggiore si sta materializzando. Tutti i tasselli, uno ad uno, con pazienza, stanno componendo quel mosaico che Silvio Berlusconi temeva più di tutti. «Se mi fanno decadere da senatore – ragionava in estate con il suo inner circle – la magistratura mi salterà al collo. Fra qualche mese arriva la sentenza Ruby, e poi c’è Napoli». Napoli, già. È dal capoluogo partenopeo che soffiano i venti più mefitici a sentire i colonnelli del Pdl.

Il timore, confessato a microfoni spenti, è sempre stato uno: «Silvio perde il seggio e le relative garanzie e zac! Un ordine di custodia cautelare non glielo leva nessuno». Il carcere, il sommarsi di anni e anni di condanna: il Cavaliere annusa l’aria, capisce che potrebbe essere travolto da una slavina giuridico-politica che ne potrebbe decretare, questa volta sì, la fine politica.

Ieri il primo passo: il leader azzurro è stato rinviato a giudizio per le accuse mossegli dal reo confesso Sergio De Gregorio, ex Idv passato nelle file dell’allora minoranza che osteggiava il governo di Romano Prodi, contribuendo a farlo cadere. Tre milioni tondi tondi sarebbero quelli scuciti dagli intermediari del Cav per “comprare” il voto dell’allora senatore. E nulla è valsa la strenua difesa di Valter Lavitola, che ha ammesso di aver consegnato consistenti somme di denaro a Sergio De Gregorio, spiegando, però soldi provenivano dal finanziamento al suo quotidiano, L’Avanti, dei quali entrambi erano soci, e che parte del denaro era stato in precedenza prestato da De Gregorio allo stesso Lavitola («Una partita di giro», per usare le sue parole).

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