“Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce”

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce». Ecce colombo, parafrasando Nanni Moretti. La questione che lacera le truppe di Angelino Alfano è tutta qui.

Tutta nelle parole del regista che inveì a piazza Navona: «Con questi dirigenti non vinceremo mai». Che poi è lo stesso timore che sta balenando in queste ore nella mente del segretario azzurro. Perché da palazzo Grazioli l’indicazione è chiara: «Fuori Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e Roberto Formigoni, ma Angelino deve rimanere». Silvio Berlusconi è asserragliato con i suoi. Dovunque si trovi, sia ad Arcore che a Roma, è circondato ormai solo con il suo inner circle.

A nord incontra freneticamente i figli, i legali, i manager delle aziende. Nella Capitale è un continuo via vai di falchi. Perché l’obiettivo è uno: spaccare le colombe.

«Non possiamo permetterci di allontanare Alfano – ragionava ieri un uomo vicino al presidente – Silvio stesso vede ancora in lui il suo erede. Ma lui non può restare volendo dettare le condizioni». Così il lavorio per sgranare le truppe governiste è incessante, nonostante ancora una volta i megafoni (leggi Mariarosaria Rossi, parlino di costante «ricerca di unità»). E ha colto di sorpresa lo stesso Alfano, impegnato a tenere insieme quella cinquantina di parlamentari a lui fedeli.

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