Ecco come è andato il voto che ha espulso la Gambaro

Deputati e senatori del Movimento 5 stelle hanno sancito l’espulsione di Adele Gambaro con 79 parlamentari favorevoli, 42 contrari e 9 astenuti. Ora il giudizio finale spetta ad un referendum fra gli iscritti che si terrà sul blog di Beppe Grillo. Alla fine di una lunga serie di interventi, Riccardo Nuti ha messo ai voti la proposta. I senatori vicini alla Gambaro hanno manifestato animatamente la propria contrarietà a che si votasse, ma l’assemblea ha proceduto comunque. Luigi Di Maio ha respinto anche la richiesta di esprimersi nominalmente, perché non prevista dai regolamenti interni. Decisione che ha acceso gli animi e alzato il livello di tensione, con il deputato Tommaso Currò che ha chiesto di poter filmare chi votava cosa. Alla fine di alcuni concitati momenti, si è proceduto con un voto per alzata di mano. “È l’inizio della fine”, ha commentato uno dei presenti uscendo da Montecitorio.

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Fucksia: “L’espulsione della Gambaro nemmeno si discute”

“Il gruppo parlamentare al Senato è compatto nell’escludere qualunque procedura di espulsione per Adele Gambaro, e su questo rimarremo uniti”. È categorica Serenella Fucksia, senatrice del Movimento 5 stelle: “Non è in discussione che si possa cacciare uno di noi per motivi del genere, alla riunione di ieri siamo stati tutti d’accordo su questo punto”. Eppure Nicola Morra e Vito Crimi continuano a ripetere che lunedì sera ci dovrà essere un voto: “Siamo abituati a discutere e condividere tutto. Detto questo, se verrà imposto un voto, persone come me non andranno alla riunione, rendendola inutile”. Dalla Camera le pressioni per arrivare al redde rationem sono forti, e i toni sono duri: “Sono ragazzi più giovani di noi – spiega Fucksia – e fanno più male loro al Movimento con questi atteggiamenti che Adele con le sue parole”. Il capogruppo Riccardo Nuti parla addirittura di compravendita di senatori: “Nuti è un gran simpaticone, evidentemente non aveva altri modi per farsi bello, questa se la poteva anche risparmiare perché non è assolutamente vero”.

Lei non ha paura che la spinta verso l’espulsione della sua collega alla fine prevalga?

I post di Beppe li conoscete, li avete visti tutti. Ora dobbiamo fare chiarezza su quel che sta succedendo al Senato.

Ottimo. Che sta succedendo?

I senatori sono tutti compatti nell’escludere qualunque ipotesi di espulsione di Gambaro. Non può esistere che uno venga allontanato per un motivo del genere. Adele ha espresso un pensiero personale in modo chiaro e trasparente.

Molti la rimproverano di non averlo fatto prima in assemblea.

Sì, magari poteva farlo, ma questo non è un buon motivo per chiederne l’espulsione. Noi rimarremo compatti su questo punto. Siamo usciti dalla riunione di ieri tutti concordi.

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Lunedì lo showdown nel M5s

Lunedì il Movimento 5 stelle vivrà il suo show down. L’assemblea di deputati e senatori convocata nel pomeriggio servirà a tracciare una linea di confine inderogabile: da un lato chi vuole continuare sotto il vessillo di Beppe Grillo e delle 5 stelle, dall’altra chi vorrà intraprendere altre strade. Un parlamentare iscritto nella lista dei dialoganti rende l’idea di quel che bolle in pentola: “Il M5s lo stiamo conoscendo veramente adesso. Quello che immaginavamo o non è mai esistito o è già morto”.

Ciò che ha in mente il leader è chiarissimo, e non prevede la presenza di chi, a sentire la linea dei parlamentari a lui più fedeli, perde tempo a dilettarsi a critiche a mezzo stampa invece di lavorare per realizzarne il programma. Così il voto sulla permanenza o meno di Adele Gambaro nel Movimento sta rapidamente mutando in una resa dei conti che potrebbe trasformare la pattuglia parlamentare grillina per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Lo stesso Grillo, sentito dai suoi nelle ultime ore, taglia corto: “Ne perdiamo un po’? Meglio, così possiamo iniziare a lavorare”. Se ad abbandonare saranno dieci, venti o quaranta ad oggi è impossibile dirlo.

Quel che è certo che Grillo, accompagnato probabilmente da Gianroberto Casaleggio, la prossima settimana sarà a Roma, per mettere ordine tra le macerie e riorganizzare il gruppo dopo gli scossoni che ha subito e che è destinato ad affrontare nei prossimi giorni. La data più probabile è quella di giovedì, anche se c’è chi non esclude un suo arrivo direttamente all’assemblea di lunedì. “Tenderei ad escluderlo – suggerisce un uomo a lui molto vicino – infilarsi in quel casino sarebbe un errore”.

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Come si è arrivati alla richiesta di espulsione per Adele Gambaro

“Sarà un referendum pro o contro Beppe Grillo”. Un autorevole fonte del Movimento 5 stelle non usa giri di parole. Il voto congiunto dei deputati e dei senatori grillini che lunedì pomeriggio si esprimeranno sull’espulsione di Adele Gambaro (la senatrice che aveva criticato il leader per i suoi toni aggressivi definendolo “il problema del Movimento“) sarà un dentro o fuori. E comunque sarà latore di ulteriori problemi. Nel caso più roseo per il futuro della truppa M5s, una minoranza di parlamentari voterà per far rimanere Gambaro nel gruppo. “Sarà come votare contro Grillo – continua l’esponente stellato – e dunque si aprirà un nuovo fronte caldo, che non avrà effetti immediati ma prima o tardi dovremo affrontare”. Nello scenario, più funesto (e allo stato attuale delle cose improbabile), in cui l’assemblea decida a maggioranza di andare avanti insieme alla senatrice “Beppe è pronto a lasciare il Movimento, perché sarebbe come certificare che il problema è lui”.

La giornata di oggi doveva scivolare via in maniera interlocutoria. Cos’è successo affinché assumesse dei toni da resa dei conti? Riavvolgiamo il nastro. Ieri sera Vito Crimi e Nicola Morra incontrano Gambaro. Lei in parte ritratta, si scusa per i toni, loro le chiedono di fare un passo indietro per il bene del gruppo. La senatrice di Bologna chiede tempo, vorrebbe rimanere, si prende qualche ora per pensare. Morra parla ai giornalisti: “Bisogna ancora decidere il da farsi, la notte è lunga”.

All’ora di pranzo di oggi i tre si aggiornano. Gambaro pronuncia parole che sono miele per le orecchie del capogruppo, che suonano così: “Ho sbagliato nei toni. Quelle cose però le penso, tuttavia non ho nessuna intenzione di danneggiare il gruppo, chiederò le dimissioni dal Senato”. Un gesto coraggioso, che porta ad uno scambio di sms con Grillo che si felicita, attesta che è un modo per marcare una diversità, per far vedere che se uno stellato non crede più ad un’idea non fa i vecchi politici che vogliono mantenere la poltrona.

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Bencini (M5s): “Le critiche a Grillo? Siamo in un paese libero”

“Siamo in un paese libero, e ognuno è libero di dire quello che meglio crede”. La senatrice Alessandra Bencini difende la facoltà della collega Adele Gambaro di poter esprimere critiche sulla linea di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle. “Certo – aggiunge – preferirei che prima di parlare con la stampa questi temi fossero posti al nostro interno. Ma non voglio giudicare la collega”. I senatori si muovono abbastanza compattamente: nessun voto per cacciare la senatrice investita dal ciclone Grillo, che potrebbe essere un boomerang, e una cauta rivendicazione della propria libertà di parola. Dipendesse solo dal gruppo di Palazzo Madama, la querelle rientrerebbe in fretta.

C’è chi parla di possibile espulsione.

Guardi, sono una persona molto inclusiva, cerco di portare avanti i nostri progetti insieme a tutti i miei colleghi. Il punto è che la nostra è come una famiglia: non ci siamo scelti l’un con l’altro, ci siamo ritrovati tutti insieme prima di conoscerci tra di noi. Quello che abbiamo scelto è invece un’idea, e cerchiamo di portarla avanti nel migliore dei modi.

Beppe Grillo invita la sua collega ad uscire dal Movimento.

Credo che ognuno deve poter essere libero di enunciare qualunque tipo di problema. Certo preferirei che prima di parlare con la stampa questi temi fossero posti al nostro interno. Ma non voglio giudicare la collega. Al di là di questo, siamo in un paese libero, e ognuno è libero di dire quello che meglio crede.

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“Contro Gambaro i leccapiedi di Grillo”

Si conoscono da anni, non si sentivano da qualche mese. Il rapporto tra Adele Gambaro e Giovanni Favia risale agli albori del Movimento 5 stelle, “quando era ancora una cosa d’elite”, spiega il primo celebre fuoriuscito. Ne è passata di acqua sotto i ponti: oggi Favia, dopo lo strappo prima con Gianroberto Casaleggio e poi con Beppe Grillo, ha i toni critici di chi ha creduto in un progetto per poi rimanerne fortemente deluso.

Toni che si fanno durissimi per gli attacchi subiti in questi giorni da una sua vecchia amica, che ha sentito via sms: “Non sono preoccupato tanto dal delirio di Grillo, quanto dalle parole assurde dei suoi leccapiedi”. La demolizione dei fedelissimi dell’ex-comico è a tutto campo: “Quelli lì non hanno ben capito: in Parlamento non sono portavoce dei cittadini, come amano definirsi, ma di Beppe e di Casaleggio, fanno a gara nel prostrarsi di fronte a lui”. Nel mirino, tra gli altri, Roberto Fico: “Ha detto che il leader dovrebbe essere patrimonio dell’umanità: non ho mai sentito dire una cosa del genere nemmeno da Sandro Bondi quando si riferiva a Silvio Berlusconi”.

Non le va proprio giù per come stanno trattando Gambaro.

La conosco da tanti anni. Abbiamo iniziato insieme nel Movimento, quando ancora era una cosa piccola, minuta, un gruppo d’elite per pochissime persone.

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E Casaleggio telefona a Roma: “Passatemi Morra”

Ora di pranzo, Nicola Morra è stato eletto capogruppo dei senatori M5s e sta rilasciando interviste. La situazione è precaria, la stanza della presidenza è ancora occupata da Vito Crimi che sta organizzando il trasloco, così si deve accomodare su angusti divanetti in un corridoio. Ma la precarietà travalica la sistemazione del neoeletto (che ha superato Luis Orellana per 24 voti contro 22) e investe l’intero Movimento. Al piano di sotto, Adele Gambaro, fino ad oggi schivo e defilato membro di un corpaccione complessivamente assai rumoroso, sta rilasciando un’intervista ai microfoni di Sky. “Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo – dice la senatrice – i suoi post minacciosi soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento – ha sottolineato – è Beppe Grillo”. Un fulmine a ciel sereno per la pattuglia di Palazzo Madama, solitamente più coesa di quella che si muove alla Camera. E una bella grana da risolvere per il neo presidente.

Che, a botta calda, si dimostra estremamente cauto: “Le spiegazioni di certe dichiarazioni bisogna chiederle direttamente a chi le rilascia”. La linea tenuta dal leader è tutt’altra. Tempo un’ora e sul blog compare una risposta durissima, la prima indirizzata pubblicamente ad un singolo parlamentare: “Vorrei sapere cosa pensa il MoVimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema”. A Montecitorio la reazione è immediata. “Non si può andare avanti così”, sbotta Alessandro Di Battista parlando ai suoi colleghi. “Vedrai che ci faranno votare proprio sulla domanda che ha posto Grillo”, commenta ironico uno dei deputati annoverati fra i dissidenti. L’ufficio comunicazione si mette in moto, propone un comunicato congiunto che condanni la senatrice eretica e ribadisca piena fiducia al leader.

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