“Rimarremo a lungo nei miasmi del berlusconismo. E non sarà Renzi a salvarci”

“Dopo lo sfiancante processo di degenerazione avvenuto nel ventennio berlusconiano, sarà necessaria una ricostruzione di lunghissimo periodo”. Guido Crainz, professore di storia contemporanea che di questi ultimi due decenni ha scritto un bilancio – il cui titolo, “Diario di un naufragio”, è tutto un programma – parte da una constatazione. Ma su chi e in che modo potrà tirare fuori l’Italia dalle secche su cui si è arenata la vede nera: “Disse Sandro Viola che quando Berlusconi sarebbe caduto non saremo stati avvolti in un’aria pulita, ma in dei miasmi. Lo disse nel ’94, e fu profetico. Quest’aria malsana ci avvolgerà a lungo”.

Il Nuovo centrodestra “lo è solo nel nome, perché non si pensi che Angelino Alfano sia un omonimo di quello che firmò il lodo, o che la novità si possa chiamare Formigoni o Sacconi”. E la sinistra, che “ha perso una formidabile occasione di cambiare il paese”, non verrà salvata da Matteo Renzi: “Non andrò a votare alle primarie. Dico che ridotti come siamo tanto vale provare con lui, ma manca qualcosa di profondo, mancano gesti di discontinuità unilaterali nei confronti del passato. Da lui non sono venuti, anzi, mostra una sorta di superiorità tollerante che è un brutto segnale per il futuro. Ma spero tanto di sbagliarmi”.

Anche il Movimento 5 stelle, “esploso in parte per l’incapacità della sinistra a dare risposte, sta fallendo”. Un fallimento che per Crainz “non è una buona notizia, perché rappresenta l’ennesima disillusione della possibilità di cambiare le cose”. Così, se da un lato “Berlusconi oggi politicamente è finito”, la questione di come liberarsi dai “miasmi” che, a detta del professore, ci avvolgeranno ancora a lungo rimane insoluta: “Anzi, sento un fortissimo senso di angoscia nel non poter dare risposta a questa domanda”.

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Bye bye Silvio

Quattro minuti di applausi quattro. Cinquemila persone che come un solo uomo intonavano cori come “Chi non salta comunista è”, “C’è solo un presidente”, “Silvio, Silvio, Silvio”. Silvio Berlusconi, maglioncino sulle spalle sopra una maglietta nera, fendeva sorridente le due ali di folla, scortato da Roberto Formigoni (di lì a poco con lui sul palco) e Mario Mauro. Aveva la febbre, ma aveva voluto esserci lo stesso.

Era l’estate del 2006, e il Cavaliere interveniva al Meeting di Rimini. Davanti alla folla adorante pronunciò parole che, rilette sette anni dopo, suonano come una oscura profezia: “Quello che i nostri elettori hanno chiarissimo è che non ci devono essere, nella nostra coalizione, forze che vanno per conto loro, tanto meno che vanno a dare una mano all’altra parte” (qui il discorso integrale). Com’è andata a finire, è storia di questi anni (leggi Gianfranco Fini) e di questi giorni (sotto la voce Angelino Alfano).

E in queste ore è consumata un’altra rottura nella rottura. Quella tra il modo di Comunione e liberazione e il leader che i ciellini avevano seguito a partire dal 1994. Tutto nel momento di maggior spolvero per gli uomini di don Giussani, per la prima volta nella loro storia forti di due ministri (Mario Mauro e Maurizio Lupi) e un sottosegretario (Gabriele Toccafondi), dopo la fugace presenza di Elena Ugolini (con Mario Monti sottosegretaria all’Istruzione).

La slavina era iniziata a febbraio. Uno dei due dioscuri che avevano solcato accanto a Berlusconi l’auditorium della fiera di Rimini ha fatto armi e bagagli per passare con il professore.

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“Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce”

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce». Ecce colombo, parafrasando Nanni Moretti. La questione che lacera le truppe di Angelino Alfano è tutta qui.

Tutta nelle parole del regista che inveì a piazza Navona: «Con questi dirigenti non vinceremo mai». Che poi è lo stesso timore che sta balenando in queste ore nella mente del segretario azzurro. Perché da palazzo Grazioli l’indicazione è chiara: «Fuori Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e Roberto Formigoni, ma Angelino deve rimanere». Silvio Berlusconi è asserragliato con i suoi. Dovunque si trovi, sia ad Arcore che a Roma, è circondato ormai solo con il suo inner circle.

A nord incontra freneticamente i figli, i legali, i manager delle aziende. Nella Capitale è un continuo via vai di falchi. Perché l’obiettivo è uno: spaccare le colombe.

«Non possiamo permetterci di allontanare Alfano – ragionava ieri un uomo vicino al presidente – Silvio stesso vede ancora in lui il suo erede. Ma lui non può restare volendo dettare le condizioni». Così il lavorio per sgranare le truppe governiste è incessante, nonostante ancora una volta i megafoni (leggi Mariarosaria Rossi, parlino di costante «ricerca di unità»). E ha colto di sorpresa lo stesso Alfano, impegnato a tenere insieme quella cinquantina di parlamentari a lui fedeli.

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Guerra fredda (per ora) sulla legge di stabilità

Non è nemmeno l’ora di pranzo di una sonnacchiosa domenica di novembre quando arriva un inusuale comunicato del Tesoro. L’estensore spiega che stato vergato “in merito alle valutazioni espresse da osservatori e commentatori sull’impatto fiscale della manovra”. Ma l’irritualità di una nota domenicale fa pensare subito ad altro. Fabrizio Saccomanni ha preventivamente indirizzato le proprie bocche di fuoco in direzione di piazza San Lorenzo in Lucina. L’obiettivo è quello non di colpire la neonata Forza Italia, ma di respingere sul nascere il cannoneggiamento che sta iniziando da parte dei colonnelli azzurri.

In settimana Enrico Letta ha incontrato la triade composta da Angelino Alfano, Renato Brunetta e Renato Schifani. I quali a Palazzo Chigi hanno fatto capire che, in vista del possibile big-bang della decadenza di Silvio Berlusconi, il terreno della legge di stabilità è irto di insidie. È quello il campo dove il Pdl potrebbe far inciampare il governo dopo l’estromissione del Cavaliere dalle aule parlamentari, ed è quella la partita dove gli uomini di Silvio alzeranno i toni.

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Il senatore del Pdl che dice: “La riunione con il Cav è stata un disastro, una sceneggiata”

È Salvatore Torrisi a lanciare la bomba: “L’incontro di ieri dei gruppi parlamentari, che doveva servire a chiarirsi, è stato un disastro, una sceneggiata”. Proprio non è andata giù al senatore siciliano l’one-man-show del Cavaliere. “Ho parlato insieme ai colleghi della Sicilia una decina di giorni fa con Berlusconi. Eravamo d’accordo sul fatto che il governo non dovesse cadere, che dovesse essere garantita la stabilità. E che Angelino Alfano dovesse avere in mano le redini della nuova Forza Italia. Non so dopo cosa sia successo”. Tra le righe Torrisi auspica che domani sia largo il fronte azzurro che voterà la fiducia al governo: “Ho espresso in tempi non sospetti quel che hanno detto anche Fabrizio Cicchitto e tutti i ministri. Sono ore di grandi discussioni, ma spero che l’area dei moderati assuma una posizione comune e voti in conseguenza a quanto ha proclamato a parole”.

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Lo stato dell’arte della trattativa sull’Imu

L’accordo è ad un passo. La laboriosa mediazione dei tecnici del governo e di Enrico Letta in prima persona sta conducendo ad una schiarita sul nodo dell’Imu, tappa cruciale per la sopravvivenza del governo. Una giornata intensa, che ha visto una girandola di incontri tra lo stesso premier, Angelino Alfano, Guglielmo Epifani, Fabrizio Saccomanni e Renato Brunetta.
“Rimangono dei problemi tecnici sulle coperture, ma pensiamo di trovare una soluzione”. Le parole a fine giornata di renato Brunetta offrono bene il polso della situazione.

L’intesa politica nella sostanza c’è, manca appena qualche spigolatura di contorno: la prima rata (quella di giugno) non verrà pagata da nessuno, nessuna nuova tassa graverà per il 2013 sulle tasche dei contribuenti (come ha confermato il ministro Flavio Zanonato) e dal 2014 arriverà la service tax, che vedrà i natali nella legge di stabilità e che, assicurano fonti del governo, “avrà un impatto assai minore di quanto non ha inciso finora la tassa sulla prima casa”.

Una soluzione che accontenta tutti: dà ossigeno a Letta, fornendogli un argomento in più nel caso il Pdl decidesse di staccare la spina in caso di decadenza di Silvio Berlusconi da senatore; offre agli azzurri una freccia al proprio arco da sventolare sotto gli occhi del proprio elettorato.

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L’incubo di Berlusconi

“È ripartita l’offensiva. Si sono di nuovo messi in moto per impedirci di andare al voto”. È ripartita l’offensiva. Si sono di nuovo messi in moto per impedirci di andare al voto”. Silvio Berlusconi da un lato sarebbe convinto di far saltare il banco, sparigliare e andare al voto al più presto possibile. Dall’altro, nelle ultime ore, è stato assalito da un incubo: un Letta-bis. “Vogliono replicare l’operazione che abbiamo già visto con Mario Monti – è il ragionamento del Cav – metterci all’angolo e farci perdere su tutti i fronti”.

Il leader azzurro ha paura di non riuscire ad ottenere tutto e subito, l’unica via per tentare di cambiare l’inerzia di una situazione che già lo vede in difficoltà. Il fantasma (avallato dalle ormai celebri “venti carte coperte” del premier) è quello di ritrovarsi all’opposizione con un governo ancora in carica che, tra finestre elettorali molto esigue e semestre di presidenza italiano dell’Ue, lo tenga a bagnomaria per almeno un altro anno, con le procure di mezza Italia pronte ad inchiodarlo.

Così ad Arcore è salito il livello di attenzione. La durissima nota diramata da Angelino Alfano alla fine della scorsa settimana (che suonava come un ultimatum sia sul tema dell’Imu sia sulla decadenza da senatore del Cavaliere) non ha sortito l’effetto sperato di spaventare il Partito democratico, costringendolo ad intavolare una trattativa sulla scorta del timore che il terreno sotto i piedi di Enrico Letta frani da un momento all’altro.

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Violante: “A Berlusconi deve essere riconosciuto il diritto di difendersi”

“Silvio Berlusconi ha tutto il diritto di difendersi, e la Giunta ha il dovere di ascoltare con attenzione sia la relazione di Andrea Augello sia gli argomenti che addurrà la sua difesa. Tutti gli inviti a guardare con attenzione a questo caso credo siano giusti”.Luciano Violante, ospite del Meeting di Rimini, su questo frangente, non ha dubbi: “Il Cavaliere perderebbe un diritto fondamentale, quello all’elettorato passivo. La questione non può essere liquidata sbrigativamente, così come non lo potrebbe essere per qualunque altro cittadino”. Questo non significa tuttavia che il 9 settembre prossimo sia impossibile arrivare ad un voto: “I tempi li dovrà decidere la Giunta, anche in base ai nuovi elementi che acquisirà, per cui non escluderei nulla”.

Scusi, può approfondire questo punto?

È una banalità: a lui come a chiunque altro deve essere riconosciuto il diritto di difendersi. La Giunta ha il dovere di ascoltare con attenzione sia la relazione di Andrea Augello sia gli argomenti che addurrà la sua difesa. È una procedura che, poiché comporta la perdita di un diritto fondamentale, quello dell’elettorato passivo, deve mettere in condizione di difendersi chi potrebbe subire tale perdita.

Nessuna decisione politica dunque?

Lo stato di diritto si fonda sull’applicazione delle regole, che non possono essere negoziate politicamente.

Quindi quando Angelino Alfano invita il Pd a valutare approfonditamente tutti gli aspetti della Severino non ha tutti i torti?

Oggi ho visto dichiarazioni di tipo diverso da Alfano, alcune che davano esplicite indicazioni di voto ai Democratici. Detto questo, tutti gli inviti a guardare con attenzione a questo caso credo siano giusti.

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Cosa ha detto oggi Alfano sul governo

Il giorno dopo il duro faccia a faccia con Enrico Letta, Angelino Alfano è a Rimini per il meeting di Cl. “Noi chiediamo molto chiaramente – spiega il vicepremier – che il Pd rifletta, astraendosi dalla storica inimicizia di questi vent’anni, sull’opportunità di votare no alla decadenza del presidente Berlusconi”

Il ministro degli interni parla prima di partecipare, insieme al ministro della Giustizia Cancellieri e Luciano Violante, al dibattito “Una pena per redimere in una società più sicura”.

“Con Letta – continua – c’è stata una discussione schietta e chiara. Questo non significa che la pensiamo allo stesso modo su alcune vicende. Il Pdl non chiede al Pd un gesto o un voto in favore di Berlusconi ma chiediamo di non dare un voto contra personam, contro il nemico storico. Chiediamo che la vicenda della decadenza in giunta venga trattata come sarebbe trattata se riguardasse uno qualunque dei senatori. Il Pd approfondisca la vicenda giuridica nel merito e non dia una sentenza politica sull’avversario storico”.

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Silvio prepara il lancio di Forza Italia. Con o senza di lui

La campagna elettorale è iniziata. Che si voti o meno poco importa. Il Pdl ha lanciato la sua offensiva agostana per chiamare alle armi il popolo del centrodestra. Ecco che nelle città spuntano i 6×3 con il logo di Forza Italia, ecco che a Ferragosto le spiagge di tutta Italia verranno sorvolate da aerei con una lunga coda istoriata con uno squillante “Forza Silvio”. Una mobilitazione che investirà anche il web, con il sito del Pdl che sta iniziando a fornire indicazioni su come muoversi e materiale da condividere.

Veramente Berlusconi ha intenzione di far saltare il banco e tornare alle urne? La situazione è ingarbugliata ed è ancora presto per dirlo. Anche perché a breve, questione di ore, il Colle dovrebbe fornire le prime risposte al Cav. Napolitano, pronto ad un incontro con Letta, farà infatti conoscere presto la sua decisione a Berlusconi.

Un fedelissimo del Cavaliere inquadra così la questione: “In autunno verrà lanciata la nuova Forza Italia e Silvio rischia di dover scontare qualche mese di detenzione. Quale momento migliore per capitalizzare il nuovo brand e l’aggressione da parte della magistratura?”. Un marchio, quello di Fi, che volerà sulle ali di una grande kermesse prevista per metà settembre. “Sarà una grande manifestazione – spiega Daniela Santanchè all’Ansa – Sarà la conclusione di questo processo di ritorno alle origini che ha avviato Berlusconi dal palco di via dell’Umilità”.

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