Il Pd presenta una legge che avrebbe evitato al Pd i guai del caso Cancellieri

Se fosse già in vigore, forse Giulia Ligresti non sarebbe stata detenuta in attesa di giudizio, Anna Maria Cancellieri non avrebbe conversato al telefono con i componenti della famiglia dei costruttori, e Pd e governo non avrebbero traballato perché la vicenda, semplicemente, non sarebbe esistita.

Stiamo parlando di una legge presentata proprio da un membro di quell’esecutivo che ieri il presidente del Consiglio a chiamato interamente a rispondere del caso Cancellieri, insieme ad una sua autorevole collega. Il testo propone “Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali”, e verrà discusso giovedì 21 nella commissione Giustizia della Camera. A sottoscriverlo sono il presidente della commissione stessa, Donatella Ferranti (che si intesta la paternità della proposta) e il ministro Andrea Orlando. Con loro, anche il capogruppo di Sel Gennaro Migliore.

Un articolato che presupporrebbe un radicale giro di vite sull’utilizzo del carcere preventivo da parte dei magistrati. Che, ironia della sorte, verrà discusso nelle aule parlamentari appena ventiquattr’ore dopo il voto di fiducia al ministro Cancellieri, che tanto ha fatto penare Enrico Letta e tanto ha messo in subbuglio gli uomini di Guglielmo Epifani. E a una manciata di ore dallo scarceramento di un’altra Ligresti, Jonella, adesso ai domiciliari.

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Il Pdl “salva” la Cancellieri. Il Pd? Dipende dalla mozione congressuale

A due giorni dallo shwdonwn in aula, il ministro Cancellieri è blindato dal Pdl. A un’occhiata superficiale è un primo paradosso. Berlusconi che ha cercato di aprire la crisi sulla giustizia, non è interessato a calcare la mano nello specifico. Perché? La risposta è duplice. Uno. Il caso Fonsai viene utilizzato a meri fini propagandistici, e il refrain è “due pesi due misure”: a due telefonate ‘uguali’ – il Cav su Ruby il ministro su Giulia Ligresti – libertarie, producono effetti diversi. Due. Meglio non a scavare nei legami tra Berlusconi e don Salvatore Ligresti. Tutto questo produce un paradosso di rilfesso nel Pd, che è costretto per tenere la base ad attaccare un ministro di sua area e probabilmente non potrà tirarsi indietro al momento della votazione della mozione di sfiducia M5s. Insomma, l’effetto di questo duplice paradosso è che martedì si profila una giornata dall’esito tut’altro che scontato. Ma andiamo con ordine.

Il Pdl alza le barricate, il Pd mantiene un imbarazzato silenzio-assenso nei confronti delle posizioni dell’alleato. Sono i falchi azzurri a disinnescare la ‘bomba’ di Anna Maria Cancellieri, che rischiava di terremotare già da oggi il governo alle prese con gli spinosi casi della legge di stabilità e della decadenza di Silvio Berlusconi. Se su questi ultimi due fronti i lealisti del Pdl sono pronti a dichiarare guerra (anche se, dietro le minacce dei colonnelli berlusconiani. Palazzo Chigi ha subodorato il bluff), l’occasione di sfruttare le imbarazzanti telefonate del ministro della Giustizia sembra destinata a cadere nel vuoto.

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