“In questo momento, le nostre opzioni sono soltanto due”

“Noi abbiamo il compito quasi impossibile di promulgare un amore che sia ancora più spietato, e con uno spirito di sacrificio che non avremmo mai conosciuto, se non fossimo stati chiamati dalla Storia. In questo momento, le nostre opzioni sono soltanto due: fare tutto, oppure non fare nulla”
(Perifidia, James Ellroy)

 


“Indipendentemente dal senso del dovere e, forse, dall’amore”

“E in quel momento Sherman fece la tremenda scoperta che prima o poi tutti gli uomini fanno a proposito dei loro padri. Per la prima volta si rese conto che l’uomo davanti a lui non era un padre che sta invecchiando, ma un ragazzo, un ragazzo molto simile a lui, un ragazzo cresciuto che aveva avuto un figlio suo e che, facendo del suo meglio indipendentemente dal senso del dovere e, forse, dall’amore, aveva assunto il ruolo di padre perché questo figlio avesse al suo fianco un essere mitico e infinitamente importante: un protettore che lo avrebbe difeso da tutte le eventualità di caos e di catastrofi nella vita. E ora il ragazzo, quell’ottimo attore, era diventato vecchio, fragile e stanco, soprattutto ora, più che mai, al pensiero di dover rientrare dentro la corazza del protettore, tanto tardi nella vita”.

(Il falò delle vanità, Tom Wolfe)

Shakespeare attacca Grillo e Di Maio

Beppe Grillo: “Io non sono un leader, sono uno di voi”.

Luigi Di Maio: “Io non sono un leader, tema della leadership inventato”.

William Shakespeare: “Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”.


November

“Il futuro è sempre qualcosa di integro e uniforme. Nel futuro saremo tutti alti e felici” disse lei. “Ecco perché il futuro fallisce. Fallisce sempre. Non potrà mai essere il luogo crudele e felice in cui vogliamo trasformarlo”.

(Don De Lillo, Cosmopolis)


“Ma ci deve essere una differenza”

“E io non voglio darti lezioni di abnegazione e responsabilità sociale. Perché non credo affatto che tu sia rozzo come sembri”.

“Ci crederesti. Accetteresti il mio modo di pensare e di agire se appartenessi a un’altra cultura. Se fossi un dittatore pigmeo o un narcotrafficante. Un fanatico venuto dai Tropici. Ti piacerebbe, vero? Saresti attratta dall’eccesso, dalla monomania. Quel genere di persone suscita una piacevole eccitazione negli altri. In quelli come te. Ma ci deve essere una differenza. Se hanno il tuo stesso aspetto, il tuo stesso odore, si crea una certa confusione”.

(Don De Lillo, Cosmopolis)

Il grande ciao

È morto ieri Peter Hopkirk, scrittore che, come pochi altri, ha dedicato la vita a raccontare come quello che è successo ieri c’entri con quello che succede oggi.

“Frattanto, approfittando delle angustie e della debolezza militare della Russia, i vicini europei – i principati tedeschi, la Lituania, la Polonia, la Svezia – cominciarono a impossessarsi del suo territorio. […] Così nei russi, schiacciati tra i nemici europei a ovest e i mongoli a est, si sviluppò quel timore paranoide dell’invasione e dell’accerchiamento che non ha più cessato di condizionarne le relazioni internazionali”.

Da “Il grande gioco“, Adelphi

Una cosa sulla visita di Putin in Italia

“Deve capire che la scelta che avevamo di fronte non era fra una transizione ideale all’economia di mercato e una transizione con infiltrazioni criminali. La scelta era fra quest’ultima e la guerra civile”

(Egor Timurovic Gajdar, primo ministro di Boris Eltsin)

Grilli e rigrilli della storia

“Questi sono morti, li seppelliremo con un pernacchione!”

Beppe Grillo, Rai1, 1989


A vita – Come e perché nel Partito democratico i figli non riescono a uccidere i padri

Come raccontavo qui, “A vita – Come e perché nel Partito democratico i figli non riescono a uccidere i padri” è un importante contributo attraverso il quale Antonio Funiciello mette in luce organicamente alcuni nodi strutturali del partito emersi con la candidatura di Matteo Renzi.
Oggi ne pubblico in esclusiva uno stralcio:

Come ieri nei Ds, così oggi nel Pd, il patto di sindacato al vertice, esattamente come recita l’articolo 2341bis del Codice civile, prevede (comma 1) il coinvolgimento di tutti gli azionisti nelle decisioni più importanti, chiude (comma 2) il patto agli esterni stabilendo le forme di circolazione delle azioni all’interno del patto stesso, realizza (comma 3) l’esercizio congiunto dell’influenza dominante che il gruppo dirigente produce sul partito. Il patto di sindacato che governa il Pd è, quindi: a) condiviso dal vertice interno, b) chiuso agli ingressi dall’esterno, c) dominante sull’intero corpo del partito. Gli azionisti non sono astratte funzioni politico-culturali, ma capi filiera spesso riconducibili a comuni correnti d’origine, che assumono ogni decisione in piena e non verificabile autonomia. In primis, detengono il potere sulle nomine dell’organigramma e, quel che conta, sulla composizione delle liste elettorali. Come ogni patto di sindacato che si rispetti, il Pd risulta così al suo interno non scalabile: la sua leadership e la sua linea politica non sono effettivamente contendibili. Che un partito, come ogni struttura organizzata, non sia assaltabile dall’esterno è una normale condizione di salvaguardia dell’associazione stessa. Che un partito, viceversa, non sia al suo interno contendibile, se non per i pochi capi filiera stipulanti il patto di sindacato, è un elemento di debolezza endemica, che va a danno specialmente di quei dirigenti più giovani che vorrebbero acquisire spazi di partecipazione alle principali decisioni.


“M’è successo che so’ fesso”

(Pier Paolo Pasolini, morto il 2 novembre di 37 anni fa)