“Orfini chi?”

“Orfini chi?”. Laura Castelli, pasionaria della politica a 5 stelle, liquida con una scrollata di spalle le parole del presidente del Pd. “L’Italicum non si discute, non si può ricominciare tutto da capo. Da noi nessuna apertura”, ha spiegato questa mattina il Giovane turco sulle colonne del Messaggero.

Dichiarazioni che per Castelli “non hanno alcun valore”. Il senatore Alberto Airola è meno duro, ma la linea non cambia: “Noi abbiamo fatto una proposta di dialogo a Matteo Renzi, aspettiamo di vedere cosa risponde lui nel merito. Detto questo auspico che Orfini ci ripensi”. Ma una chiusura così netta dà da pensare ai parlamentari del Movimento 5 stelle. “Se questa sarà la risposta – osserva Alfonso Bonafede – tutto quello che ci hanno detto in precedenza, che si accordavano con Silvio Berlusconi per la nostra chiusura, era solamente un pretesto”.

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M5s contro le quote rosa. A meno che…

“È inutile inserire forzosamente le quote per le donne, come se fossero quelle per i disabili”. Carla Ruocco è vestita di nero. Non spiega se sia in contrapposizione con il bianco di cui si sono vestite le deputate che propugnano la parità di genere nelle liste. Ma basta per inquadrare la posizione del Movimento 5 stelle sull’argomento. Passa in Transatlantico Roberto Fico: “È una questione strumentale. Noi senza quote rosa siamo pieni di donne nel gruppo parlamentare. Bisogna cambiare la cultura di questo paese”. Alessio Villarosa conferma: “Pollice verso, è una questione culturale, non può essere risolta in questo modo”.

Una decisione laboriosa. Per tutta la mattinata i deputati sembravano orientati per il via libera a uno degli emendamenti al vaglio dell’aula, pur senza particolari convinzioni. Poi la svolta: “Noi donne non siamo mica dei panda”, tagliava corto la solitamente dialogante Marta Grande. Dunque i deputati stellati faranno accendere le lucette rosse quando l’Aula sarà chiamata al voto. A meno che…

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Italicum, tra “stand bye” e “bye bye”

Non c’è il salva Lega. È questa la principale novità negli emendamenti presentati da Francesco Paolo Sisto, presidente forzista della commissione Affari costituzionali di Montecitorio ma anche relatore dell’Italicum in aula. Colui che dovrebbe dare corpo agli emendamenti condivisi dal Pd, da Forza Italia e dal Nuovo centrodestra per cambiare il testo base licenziato una manciata di giorni fa.

Sisto si è a lungo intrattenuto ieri con Maria Elena Boschi, responsabile di via del Nazareno per le Riforme. E in serata ha presentato tre modifiche complessive al testo. Tutto come da preventivo: la soglia per accedere direttamente al premio di maggioranza viene alzata dal 35% al 37% sia alla Camera che al Senato. Alla coalizione che vincesse al primo turno verrebbero attribuiti 340 seggi a Montecitorio e 170 a Palazzo Madama. Qualora nessuno superasse l’asticella, si dovrà ricorrere al ballottaggio. In questo caso la coalizione vincente si aggiudicherebbe rispettivamente 321 e 161 scranni.

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Italicum, tra preferenze e liste bloccate l’accordo potrebbe trovarsi sui collegi uninominali

Matteo Renzi ha rotto un tabù: “Se c’è l’accordo di tutti l’Italicum si può modificare”. Così la minoranza del Partito democratico sta affinando la strategia per poter far passare alcune correzioni a una legge elettorale che tanto hanno criticato. In questi minuti i ventidue membri Dem della commissione Affari costituzionali si stanno riunendo. E la strategia dei non renziani è quella di presentare le proposte di emendamento al gruppo, in modo da tentare di far passare correzioni al testo che abbiano la forza di essere state condivise anche dall’anima del partito vicina al segretario.

Alcune sono note. Si va dall’alzamento della soglia utile a ottenere il premio di maggioranza al 38/40%, all’abbassamento dello sbarramento per i partiti singoli al 5/6%. Ma è sulle modalità di selezione dei candidati che si gioca la vera partita. Su questo versante, gli esponenti dell’opposizione interna presenteranno a Renzi un ventaglio ampio di possibilità tra cui scegliere.

Le preferenze, anzitutto. Il tentativo di mediazione sarà quello di prevedere non la possibilità di scrivere il nome del candidato su uno spazio bianco della scheda, bensì quello di inserire uno spazio accanto ai nomi dei collegi plurinominali un quadratino da poter crocettare. Magari con una doppia preferenza di genere.

Complicato che la proposta passi. Così come quasi impossibile che venga accolto l’emendamento che vorrebbe inserire le primarie per legge. La contrarietà di Forza Italia è netta, e i proponenti ne sono consapevoli. Una proposta che punta ad alzare il tiro, per puntare ad un accordo su un punto più basso della scala.

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Legge elettorale: come funzionerà la consultazione sul blog di Grillo

È questione di una manciata di giorni, forse entro la fine della prossima settimana. Il Movimento 5 stelle si sta preparando ad aprire una consultazione sul blog di Beppe Grillo per definire quale sarà la linea sulla legge elettorale. Proprio nel giorno in cui Maurizio Romani, da sempre schierato sulla necessità di dialogare con le altre forze politiche e di coinvolgere gli attivisti nelle decisioni più rilevanti, ha perso di un incollatura il ballottaggio per la designazione del nuovo capogruppo del Senato. Ha prevalso l’ortodosso Maurizio Santangelo, fedele alla linea dello staff, per 26 voti contro 23. Ma questa è un’altra storia, e la si scriverà nei mesi a venire.

Intanto c’è da pensare a come rispondere a Matteo Renzi, che ha avanzato tre idee su come designare il nuovo Parlamento: un Mattarellum rivisitato, il doppio turno di coalizione o il sistema spagnolo. Quest’ultimo, a grandi linee, assomiglia al Toninellum, il disegno di legge già depositato da Danilo Toninelli alla Camera. Ripartizione proporzionale, collegi piccoli, seggi attribuiti con il metodo D’Hondt. I punti di divergenza non sarebbero di poco conto, ma si limiterebbero al premio di maggioranza (che il M5s non prevede) e alla soglia di sbarramento, che nella proposta stellata è assai bassa.

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Mattarellum o morte (del Parlamento)

Il Parlamento è illegittimo, l’unica legge elettorale possibile è il Mattarellum – perché scritta da un’Assemblea nel pieno delle sue funzioni – e, se non verrà data priorità all’incardinamento di quel tipo di legge elettorale, il Movimento 5 stelle si riserva di non partecipare ai lavori dell’Aula. Questa la linea ufficiale degli uomini di Beppe Grillo. Che sono pronti a dimettersi se le loro richieste non verranno accolte, come scandito a chiare lettere dal capogruppo alla Camera Alessio Villarosa. La decisione definitiva verrà presa probabilmente oggi all’assemblea congiuta dei parlamentari, fissata per oggi alle 17.00.

“Abbiamo chiesto che venga immediatamente calendarizzata una proposta di legge sul Mattarellum, finché non ci rispondono sul punto non ci stiamo”, gli fa eco il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio. Una sconfessione clamorosa dell’attuale Parlamento, che potrebbe far traballare finanche il governo. Al punto tale che Alessandro Di Battista si spinge a dire che “anche noi siamo illegittimi, per cui non possiamo sostenere nemmeno la nostra proposta, l’unica possibile è il Mattarellum, perché fatta da chi era nel pieno della legittimità costituzionale”.

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Il saggio di Napolitano: “Una sentenza di gravità inaudita”

“La sentenza mi ha notevolmente sorpreso, perché la Corte aveva vari strumenti a disposizione, varie strade percorribili. Il comunicato che è stato diramato fa capire che ha scelto quella di entrare direttamente nel merito”.

Francesco Clementi è professore di diritto pubblico comparato all’università di Perugia. Ma soprattutto è uno dei saggi nominati dal Colle per ripensare l’assetto costituzionale, e non ha mai nascosto le proprie simpatie renziane, schierandosi in prima linea a favore del sindaco di Firenze alle scorse primarie per la premiership. Lo raggiungiamo quando i giudici costituzionali si sono da poco pronunciati.

Facciamo un passo indietro. Quali altri strumenti poteva utilizzare?

Il ricorso stesso aveva alti profili di irritualità processuale, perché si trattava di un caso insolito di ricorso alla Consulta in via diretta e non incidentale. I giudici hanno deciso direttamente di superare questa questione, nonostante fosse stata posta da molti insigni costituzionalisti.

Ok, andiamo avanti. Lei parlava di una scelta “politica”.

È una sentenza storica, che cambia in profondità la natura stessa del dibattito politico in un modo mai accaduto prima di oggi, almeno non con questa durezza.

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Porchetta vs Porcellum

Sono le nove, e sul Pantheon batte un sole che sembra quello dei primi di giugno. In mezzo alla piazza un banchetto, un’immagine di un maile. Sopra il tavolo, una bottiglia di vino, pane carasau in abbondanza ma, soprattutto, un maialino sardo. È Scelta Civica ad inaugurare le manifestazioni del No Porcellum day con una colazione atipica. Passa qualche turista, guarda divertito e afferra un pezzo di carne.

È solo la prima di una serie di iniziative sparse per tutta Italia, promosse da Roberto Giachetti, deputato del Pd da quasi un mese in sciopero della fame contro l’immobilismo sulla riforma della legge elettorale. Il culmine della giornata sarà all’ora di pranzo. Da Eataly, a Roma, saranno proiettati dei video sul Porcellum, e il vicepresidente della Camera aprirà un microfono a tutti quelli che vorranno esprimere la loro opinione sull’attuale legge elettorale. Sarà ovviamente distribuita anche porchetta gratis, al motto ‘Mangiamoci il Porcellum’. Il patron di Eataly, Oscar Farinetti, ha già annunciato che oggi digiunerà, come atto simbolico di sostegno all’iniziativa.

Anche il segretario democratico, Guglielmo Epifani, ha spinto sull’acceleratore: “Il Porcellum va cambiato – ha spiegato intervenendo ad Agorà – ma per avere una legge che assicuri governabilitaIl doppio turno è lo strumento migliore per garantire la governabilità.

 

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Ecco la legge elettorale di Beppe Grillo

Un proporzionale con correttivi maggioritari, che prevede le preferenze, nessuna possibilità di coalizzarsi e uno sbarramento fissato all’1 o al 2% a livello nazionale. È questa la proposta messa sul tavolo dal Movimento 5 stelle per superare il Porcellum, che, prima di essere depositata ufficialmente in Parlamento, dovrà essere approvata dall’assemblea plenaria degli onorevoli stellati e sottoposta alla rete. Ma non si dovrebbe discostare molto da questi cardini, avendo già incassato il voto unanime dei componenti delle commissioni Affari istituzionali di Camera e Senato del movimento di Beppe Grillo.

Al di là delle polemiche agostane sulle parole dell’ex leader, che ha chiesto di andare al voto subito anche con la legge elettorale voluta da Roberto Calderoli, il parlamentari a 5 stelle hanno continuato a lavorare per tutta l’estate su un proprio testo. “Sarà pronto per essere depositato fra dieci o quindici giorni – spiega Danilo Toninelli, il deputato che ha tenuto le redini del dibattito in queste ultime settimane – dopo aver passato il vaglio di tutti i colleghi e dei nostri attivisti online”.

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M5s: il tribolato sì alla mozione Giachetti

Alle ore 15.00 non sembrano esserci margini di trattativa. “Il Mattarellum ha molti difetti, la strada più corretta è quella di votare dei correttivi al Porcellum, come proponiamo nella nostra mozione”. Riccardo Fraccaro, uno dei parlamentari del Movimento 5 stelle che ha seguito da vicino la questione delle riforme, è secco: “La mozione di Roberto Giachetti non la votiamo”.

Il vicepresidente Pd della Camera, contro il parere del suo partito, ha presentato un documento che impegna il governo a ritornare alla vecchia legge elettorale. Una battaglia antica quella dell’ex Radicale, che per sbarazzarsi delle liste bloccate da tempo conduce una battaglia senza esclusione di colpi, arrivando ad inscenare durante la scorsa legislatura un lungo sciopero della fame.

Ma l’accordo minimo raggiunto tra Pd e Pdl non prevede di mettere mano al sistema di voto. Non in questa fase iniziale di trattative, per lo meno, visto che qualunque passo falso potrebbe far saltare il tavolo. Un dialogo al quale i M5s sono estranei. Alcuni deputati tra i più riflessivi si iniziano a chiedere il perché di questa posizione. Quella contro il Porcellum è una battaglia che lo stesso Beppe Grillo conduce da tempo.

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