Accademic fail

Repubblica dedica una pagina sferzante a Luigi Frati, rettore molto discusso della Sapienza. A corredo, la foto di Guido Fabiani, ex rettore di Roma 3, assessore allo Sviluppo del Lazio e cognato di Giorgio Napolitano…

 

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La meglio gioventù? Non è da queste parti

Che la buona politica sia una faccenda di merito e non di anagrafe è radicato parere di chi scrive. Se a fare di conto, nel paesello, il più bravo è il nonnetto di settant’anni, dovrebbe essere lui a tenere in mano i conti del campanile. Sostituirlo in virtù di una strafottentella “quota-baby”, non è cosa buona e giusta per il bene della collettività. Orientamento quanto mai impopolare in una congiuntura nella quale tutti i politici sono brutti e cattivi e il giovanilismo imperante si riversa ad ondate come panacea di tutti i mali pubblici.

Arriva in aiuto di noi bistrattati meritocrati senza tema di documento d’identità, la bizzarra vicenda incorsa in questi giorni nell’ateneo capitolino di RomaTre. Il Consiglio degli studenti, il parlamentino che raccoglie una delegazione di tutte le rappresentanze studentesche, ha bocciato con 15 voti contrari e 13 favorevoli l’idea di intitolare un’aula della facoltà di Giurisprudenza ai giudici Falcone e Borsellino.

Repubblica e il Tempo, nelle loro edizioni locali, hanno dato spazio alla vicenda. Ma, come al solito, la questione, almeno a mezzo stampa, si è conclusa con una ridda di giustificazioni e accuse incrociate nel mezzo delle quali è praticamente impossibile districarsi, e dalla quale ognuno torna a casa con il proprio pezzettino di verità. Abbiamo provato a vederci chiaro, e ne viene fuori una storia divertentissima.

La lista di maggioranza relativa nell’organo è quella dei giovani pidiellini, che esprimono la presidentessa (che è anche membro del Senato Accademico, per la serie spazio a tutti e no al cumulo delle cariche), Diana Fabrizi. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

Alleata della lista pidiellina, è una compagine civica, nella quale molta influenza sembrano averla i ragazzi di Comunione e Liberazione. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

All’opposizione la lista di sinistra, che è riuscita nel meritorio lavoro di sintesi di riunire i giovani del Pd, dell’Idv, di Sel e dei sindacati universitari. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

E dunque?
L’articolo, citato da The Right Nation, continua su Notapolitica.


Battute che non sono tali?

Mi è capitato di partecipare ad un dibattito alla Sapienza.
Della materia non possiedo il gergo tecnico, la conosco poco e da profano: scuola, metodi di insegnamento e apprendimento, discipline, aggiornamento insegnanti.
Non ho ben colto, dunque, il quid di una discussione tra Giorgio Israel e uno dei relatori del convegno, raccontata agli uditori di quest’ultimo.
Però, non so dire esattamente il perché, mi ha colto un leggero fastidio quando il dotto professore, con l’affabile bonarietà di un emerito, ha messo in relazione Israel alle proprie idee, definendolo “Nettamente contrario. Anzi, religiosamente contrario”.


Per quelli che “in Italia non ci sono i soldi per l’istruzione”

Ecco un grafico che indica la spesa per ogni singolo studente nei Paesi Ocse. In Europa siamo secondi solo a Austria, Svizzera e Danimarca, segno che forse la razionalizzazione delle spese per una maggiore efficienza non è proprio l’ultimo dei problemi.


Gente che studia mentre gente protesta

Roma. Ateneo di Tor Vergata. La facoltà di lettere, insieme a quella di fisica, è stata l’epicentro in questi giorni delle proteste nel secondo ateneo romano. La facoltà è formalmente ancora occupata. O, almeno, parte di essa. A presidiarla quattro ragazzi un po’ spaesati, a difendere una ridotta composta dai soliti manifesti contro Gelmini, ma anche da bare che sanciscono “la morte dell’università pubblica” e da pupazzi di Teletubbies. “Uno su tre è disoccupato”, informa il cartello che hanno al collo. Anche Pinelli e Pompei, scopriamo, sono tra gli argomenti della protesta. Complice il clima natalizio, i corridoi sono semideserti. Si incrocia qualche professore, che rimane abbottonato: “Sto andando da una collega”, dice frettoloso, “non ho tempo”. Sui tavoli, teste chine. Alcuni studenti stanno sui libri nonostante tutto quello che sta succedendo.

Giulia è dottoranda di lettere classiche: “Non penso che le proteste, più o meno violente, abbiano un’incidenza sulle scelte governative. Se qualcuno ascoltasse la protesta, scenderei in piazza”. La riforma non le piace: “Il mio corso di laurea rischia di chiudere”. Una cura del proprio orticello? “Non sono interessi campanilistici, una facoltà di lettere senza la sua parte antichistica perde le sue radici. Non, per esempio rispettiamo i requisiti sui numeri minimi, andiamo verso l’eliminazione o l’accorpamento. Sono qui perché al ministro non interessa nulla di quello che potrei dire”. Subisci passivamente? “La risposta potrebbe essere un sì”.

Tiziana fa storia dell’arte, ultimo anno. “Penso che la manifestazione non incida nelle decisioni del governo, ma a livello di opinione pubblica sì, la gente potrebbe porsi delle domande”. Anche se non è proprio tutto da buttare: “Alcune cose della riforma mi piacciono: la speranza è quella di avere maggior merito, meno familismo, l’eliminazione delle baronie. Però sono sfiduciata, il sistema è incrostato”. Prima di andarcene anche noi sfiduciati – che siano qui solo per noia? – ci sorprende con un punto di speranza: “Ripartiamo sempre dallo studio, ci si impegna con quel che si ha di fronte. Io in fondo cerco di realizzare quel che desidero. Non so se può essere una soluzione, ma è proprio quello il punto di partenza, se no si muore soffocati in meccanismi che con me non c’entrano nulla”.

Articolo e un po’ di foto sul Sussidiario.


Problemi dell’università

Saviano scrive ai manifestanti. A un certo punto dice:

“Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d’Italia”.

Saviano ha 31 anni.
Fine del post.

edit: Per una critica meno episodica ed estemporanea, cliccare qui.


Responsabile nazionale saperi

C’è un’Asca delle 12.30 che riporta una dichiarazione sulla riforma Gelmini di Michele Grimaldi, responsabile nazionale saperi (?) dei giovani del Pd.
Il succo è evviva le proteste che hanno bloccato il ddl, evviva il prossimo governo di centrosinistra che riformerà per bene l’università, con un modello del tutto nuovo e meritocratico: “l’incontrario, appunto, di quello proposto dalla coppia Gelmini-Tremonti”.

L’incontrario?!


Levatevi i caschi, non se ne fa più nulla

Niente riforma dell’università in Senato prima che si voti la fiducia. È quanto ha deciso la capigruppo di Palazzo Madama, secondo quanto riferisce il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario.

(via Notapolitica)

Commenti postdatati sulle manifestazioni di oggi

Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.

(PPP)

Endorsement

Sul Corriere della Sera di oggi c’è Giavazzi che spiega perché il ddl Gelmini è “una riforma che va difesa”.