Cosa si sono detti Renzi e il numero due di Papa Francesco

Un incontro cordiale, una tappa di avvicinamento a quello (il secondo in pochi mesi) con Jorge Bergoglio di sabato a Redipuglia, in occasione della commemorazione dei caduti della Prima guerra mondiale. È circa l’una quando Matteo Renzi si infila a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede, per sedersi a tavola con monsignor Pietro Parolin, Segretario di stato di Papa Francesco.

A lui si accodano la nuova lady Pesc, Federica Mogherini, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, quello delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che con le gerarchie ecclesiastiche da anni coltiva rapporti solidi e cordiali, e i suoi braccio destro e sinistro, Luca Lotti e Maria Elena Boschi. L’occasione è di routine, quella prevista dalla consuetudine che i cardinali nominati nell’ultimo concistoro incontrino il premier italiano. Così, accanto a Parolin, i neo porporati Baldisseri, Stella e Bassetti, oltre al vice della Segreteria di stato Angelo Becciu e il presidente della Cei Angelo Bagnasco.

È stato proprio Baldisseri, neo vescovo di Perugia, segnalato come uno dei più vivaci durante un pranzo “cordiale e conviviale”, a spiegare al termine che durante il pasto “si è parlato di lavoro e occupazione, temi che stanno a noi tutti a cuore”. Temi, insieme a quello sulla scuola, che d’altra parte erano stati al centro anche del primo incontro tra Renzi e il Pontefice, avvenuto lo scorso aprile nel convitto di Santa Marta.

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Ciudad Oculta

“Ciudad Oculta”. L’attaccante della Juventus Carlos Tevez ha dedicato il gol che ha segnato oggi nella partita giocata con il Verona ad uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires, chiamata “città nascosta” per il muro costruito dal governo argentino nel 1978, per occultare agli occhi dei turisti in città in occasione del Mondiale la miseria di quel quartiere.

Una zona molto cara a papa Francesco. Quando ancora era cardinale, Bergoglio molto si occupò di quella sfortunata zona della città, denunciando le pressioni da parte dei narcotrafficanti nei confronti dei sacerdoti che operavano in quella e in altre Villas, i quartieri popolari dei Buenos Aires (Ciudad oculta è la Villa 15).

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Epic fail (?)

Negra(spiegano dall’Ansa che si tratta di un lancio per l’edizione argentina)


Quaresima, conclave e social media. La comunicazione della Chiesa ai tempi del web 2.0

Antonio Spadaro è il direttore de La Civiltà Cattolica, l’influentissimo quindicinale dei gesuiti. Ma soprattutto è uno dei più noti esperti nel mondo della Chiesa di comunicazione e social media, tanto da meritarsi il bonario soprannome di “gesuita 2.0”. Il suo blog, ha la significativa intestazione di Cyberteologia, che spiega deve essere “intesa come l’intelligenza della fede al tempo della Rete”
“Giovanni Paolo II è stato il Papa della rete. Durante il suo pontificato è diventato un ambiente di riferimento nella comunicazione della Santa Sede – spiega all’Huffpost -Ma Benedetto XVI è stato eletto nel 2005, un periodo nel quale le reti sociali sono iniziate a diventare fondamentali sul web e nella vita quotidiana di fedeli e non”. E pur lodando le potenzialità di Twitter e chi, come il Cardinal Ravasi, “sta facendo un ottimo utilizzo del mezzo”, con il Conclave alle porte, mette i paletti ai cinguetii. In quell’occasione, dice, occorrerà “rispettare il silenzio”.

Qual è stata la “politica” del pontificato di Joseph Ratzinger nei confronti dei social media?
Anzitutto occorre osservare che le reti sociali cambiano fondamentalmente i meccanismi della comunicazione. Mentre prima si basavano su un modello unidirezionale, i social network contribuiscono a rinnovarli, creando ambienti pluridirezionali basati sull’interazione e sulla discussione.

La Santa Sede come si è adattata?
E’ sempre stata presente sui media digitali, direi anche al di là della propria stessa volontà, perché oggetto e argomento di discussione. Per questo ha sviluppato una lunga e approfondita riflessione su come essere presente. Si pensi alla Giornata mondiale della comunicazione, un momento che indica l’importanza che viene data dalla Santa Sede agli ambienti della comunicazione per veicolare il Vangelo. L’ultimo messaggio di Benedetto XVI in occasione di tale appuntamento è stato dedicato interamente ai social network, definiti “porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione”.

Un atteggiamento tutt’altro che critico nei confronti del web.
Assolutamente. L’ambiente digitale ha iniziato ad essere considerato come uno spazio reale, di formazione di conoscenza della realtà e acquisizione di informazioni, non un doppione falso o parallelo rispetto a quello fisico.

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“Ero con il Papa, nulla lasciava presagire un passo simile”

“Ero con il Papa venerdì. Per quanto fosse evidente la situazione precaria della salute del pontefice, nulla lasciava intendere che sarebbe arrivato ad un passo del genere”. Edoardo Viganò è docente alla Luiss, e ha una lunga esperienza come professore all’università Lateranense, oltre a dirigere il Centro Televisivo Vaticano. “La notizia ha realmente colto tutti di sorpresa – spiega Viganò – E credo che non ci sia stata alcuna comunicazione pregressa da parte di Benedetto XVI, se non magari ai più stretti collaboratori”.

Un gesto senza precedenti nella storia della Chiesa moderna.
Per comprenderlo bisogna considerare sia la rapidissima velocità di cambiamento degli scenari sociali e geopolitici, sia l’età avanzata del Papa. Per cui è stata sì una decisione inaspettata, ma è figlia di un ragionamento logico e potente.

In che senso?
Già nel libro intervista realizzato con Peter Seewald Joseph Ratzinger era stato chiarissimo: “Un Papa ha il diritto anche il dovere di dimettersi” quando “giunge alla consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli”. Lo escludeva in un momento di grandi pericoli come quello nel quale venne scritto il libro, ma non qualora la chiesa vivesse un periodo sereno.

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“Un papa ha il diritto e anche il dovere di dimettersi”

Un Papa “ha il diritto anche il dovere di dimettersi” quando “giunge alla consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli”

(Benedetto XVI in Luce del mondo, conversazione con Peter Seewald)


Il video dell’annuncio della rinuncia di Benedetto XVI

«Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio»


Il discorso con cui il Papa ha comunicato la rinuncia al pontificato

Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

(Radio Vaticana)


Pisapia parla a Ratzinger ma cita un altro pastore tedesco

Oggi, a Milano.

“Eravamo sette fratelli, e anche noi, come lei con suo fratello, vedevamo alla televisione il commissario Rex”

(dal minuto 5.30)


La Chiesa blinda l’articolo 18

“Non ti prometto un gran salario. Ti prometto un posto fisso”.

La campagna vocazionale della Conferenza Episcopale Spagnola.