Palinsesti Rai: Porta a Porta scende a tre serate, Ballarò c’è, Floris ancora non si sa

“Porta a Porta passerà da quattro a tre serate a settimana. Ballarò è in palinsesto, ma rimane da definire la presenza di Giovanni Floris. Da quello che ho capito la decisione è nelle sue mani”. Antonio Verro, consigliere di amministrazione della Rai, scioglie i principali nodi del palinsesto delle tre reti generaliste della televisione pubblica approvato oggi dal Cda.

Un voto frammentato. Solo cinque i favorevoli, (Antonio Pilati, Guglielmo Rositani, Luisa Todini, Marco Pinto e Anna Maria Tarantola), tre i contrari: gli indipendenti di sinistra Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, e il centrista Rodolfo De Laurentiis. L’unica astensione è stata proprio quella di Verro, ex parlamentare berlusconiano: “Speravo in una maggiore freschezza e in un tasso più alto di rinnovamento – spiega – ma non ho visto nulla di tutto ciò, i volti nuovi sono pochi”.

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La rivoluzione catodica del M5s

Luigi Di Maio a Ottoemezzo, Vito Crimi a La Gabbia, Nicola Morra a Virus. En pleindel Movimento 5 stelle nei talk show serali. Segno che qualcosa sta cambiando? Forse. Martedì lo staff della comunicazione si è incontrato a Milano con Gianroberto Casaleggio. Un appuntamento di routine, come quelli che avvengono da mesi con cadenza quasi settimanale, ma non è escluso che lì possa essere maturata una scelta che covava da tempo. “Dobbiamo andare in tv, spiegare la nostra posizione anche a chi non frequenta la rete”, spiega un senatore grillino. I teledipendenti, come li definiscono molti parlamentari, saranno raggiunti da quella che si configura come una vera e propria offensiva mediatica.

Di Maio sarà in studio a duellare con Deborah Serracchiani, la prima volta da quando Morra, prima dell’estate, si confrontò con Ugo Sposetti sul tema del finanziamento pubblico ai partiti. Crimi e lo stesso Morra saranno in collegamento esterno. Nessuna deroga ai principi cardine del Movimento: sì a dibattiti se contemplano un confronto a due voci, sì a collegamenti esterni in presenza di consessi più affollati, no alla partecipazione in studio in talk show che contemplano più ospiti.

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M5s di lotta (ma anche un po’ di governo)

È il giorno delle parole durissime di Mario Giarrusso, è il giorno del travaglio diAlessandro Furnari e Giuliana Labriola, che da tempo stanno meditando l’addio.

È però anche il giorno dell’istituzionalizzazione definitiva del Movimento 5 stelle. Anzi, l’elezione di Roberto Fico alla presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai rappresenta un’ipertrofia nel turbolento e complicato processo di inserimento della pattuglia dei grillini all’interno del Palazzo. Un punto di arrivo, dopo mesi nei quali il profilo barricadiero e l’estraneità al grande gioco del Parlamento è stata la cifra dell’agire stellato. Ma anche un punto di partenza, che potrebbe far scaturire un cambio qualitativo della presenza a 5 stelle nelle stanze della politica.

Molti osservatori l’hanno sottolineato: di per sé, lo scranno più alto della Vigilanza non reca a chi vi si siede un surplus di potere in grado di cambiare gli equilibri dello scacchiere. Ma l’attenzione che da sempre catalizzano le vicende di Viale Mazzini rende quella posizione cruciale sia a livello politico, sia a livello mediatico. Sul controllo della televisione pubblica lo scontro è perpetuo. Una guerra combattuta giornalmente a bassa intensità, con picchi di deflagrazione improvvisi e violentissimi.

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I grillini domani da Casaleggio per preparare la controffensiva in tv

Venerdì, uffici della Casaleggio&associati. Otto parlamentari del Movimento 5 stelle varcheranno la porta dello studio di Gianroberto, il meccanico che olia gli ingranaggi degli uomini di Beppe Grillo. Oltre al guru, sarà proprio il leader ad aspettarli. A tema la comunicazione politica. Lo stesso ex-comico ha aperto la strada nell’incontro avuto a Roma con i suoi: “Bisogna iniziare ad andare in televisione, a spiegare quello che facciamo, parlando con i giornalisti che ci fermano per strada”. L’unico divieto, al netto di black-list di giornalisti sgraditi (che al momento non sembrano esistere), rimane quello di partecipare ai talk-show.

Prima di apparire sul piccolo schermo, i deputati stellati incontreranno lo staff per confrontarsi su come gestire le apparizioni televisive. Un vero e proprio corso di formazione (anche se i comunicatori del M5s lo definiscono “un semplice incontro amichevole per avere periodicamente un confronto”): gli uomini di Casaleggio sottoporranno gli otto ad una vera e propria graticola, un fuoco di fila di domande per calibrare le risposte, elaborare una strategia sugli argomenti più spinosi, schivare trabocchetti ed evitare di trovarsi in situazioni poco gradite. A salire a Milano, riferiscono autorevoli fonti del Movimento, saranno i deputati Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Riccardo Nuti, Laura Castelli e Luigi Di Maio. Li accompagneranno i senatori Vito Crimi, Nicola Morra e Paola Taverna.

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A proposito del divieto di Grillo di andare nei talk

Guardate un po’ il video de L’ultima parola dello scorso 20 aprile. Chessò, al minuto 3.30 per esempio


La cosa di Grillo

“È fantastico, è sempre collegato con il mondo”, dice di lui Beppe Grillo, mentre il giornalista dell’Espresso Marco Damilano lo definisce “apostolo ed eroe del grillismo”.L’eroismo di Salvo Mandarà, 46 anni, ingegnere elettronico, è stato quello semplice ma straordinario di mettersi in aspettativa dal suo impiego in una nota azienda di tlc. Lo ha fatto per seguire, gratis e in qualità di reporter, la campagna elettorale di Beppe Grillo.

Ragusano trapiantato ad Abbiategrasso, Mandarà è il “ministro delle comunicazioni” del M5s, colui che nei due mesi di Tsunami Tour è salito sul camper e ha calcato i 77 palchi dei comizi show di Grillo, armato di telecamera per fornire la diretta
streaming agli internauti. Grazie a lui è decollata la web tv La Cosa, che col passare delle settimane macina numeri sempre più importanti. Dalla sua intuizione è nato pure un web talk che porta il suo nome: “Salvo Channel 5.0” (per dare un’occhiata al
particolare format che propone). La premessa è d’obbligo: “Parlo a titolo personale, non svolgo in alcun modo la funzione di portavoce del Movimento 5 Stelle”.

Nella sua trasmissione Gazebo, Diego Bianchi ha detto che dentro la tua telecamera c’è il 7-8% del consenso di Grillo. I vostri sondaggi in campagna elettorale erano tutti nella risposta delle piazze?
Non credo molto nei sondaggi che, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, si sono dimostrati sempre inaffidabili. Immagino che il dato del 7-8% simpaticamente “calcolato” da Diego Bianchi, sia solo un modo per riconoscere l’utilità delle dirette streaming, ma credo che nessuno sia in grado di fare una stima seria. Dal canto mio, avendo visto gli occhi di decine di migliaia di persone incontrate in 77 piazze e durante tutto il tour, mi aspettavo un dato ancora più esplosivo! Credo che se fossimo riusciti a coprire la maggior parte dei seggi con i rappresentanti di lista, avremmo facilmente potuto registrare un risultato più rotondo. Ho sentito che in diversi seggi ci hanno annullato decine di schede che recavano la preferenza “Grillo”. Non sono un esperto, ma credo che la legge dica che una preferenza errata che non mostri l’intenzione a rendere riconoscibile la scheda, debba essere interpretata come un rafforzativo della volontà dell’elettore.

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I giornalisti Rai che condividono con Grillo le critiche alla Rai

“Guardando 8 e ½ ieri sera, quando Lilli Gruber ha intervistato il neo-eletto Bonafede, ho avuto la stessa identica reazione che Beppe Grillo palesa oggi sul blog”. Così Carlo Alberto Morosetti commenta il post del leader del Movimento 5 stelle. Morosetti è vice-caporedattore economico del Tg2. Ma soprattutto è uno degli animatori di “Giornalisti liberi in movimento”, un gruppo che, partendo proprio dalla Rai, si prefigge di aggregare molti addetti del mondo dell’informazione sulle istanze del Movimento 5 stelle.

“Domani avremo una riunione organizzativa, in cui metteremo a tema anche quel che scrive Grillo”, racconta Fabrizio De Jorio del Televideo, promotore dell’iniziativa. “L’immagine del giornalismo italiano è ormai degradata”, spiega De Jorio, portachiavi dello Tsunami tour in tasca. A partire proprio dal servizio pubblico: “La Rai è in mano ai partiti, la diffidenza di Grillo è normale”. Ma anche le reti private sono sotto la lente d’ingrandimento: “Il caso dell’intervista fatta da Barbara D’Urso è ai limiti della frode ai danni dell’utente”. Il discorso arriva a toccare l’intero mondo della comunicazione: “La ressa di colleghi fuori dagli hotel nei quali si sono tenute le normalissime riunioni dei parlamentari è stata indecorosa. Ognuno fa il suo mestiere, molti lo fanno anche bene, ma aspettare fuori dalla porta come questuanti non mi è sembrata una bella immagine”.

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Una brutta faccenda per Grillo (e per il giornalismo)

Giovanni Pecoraro ha scoperto l’acqua calda. Il giornalista di Piazza Pulita, il programma di Corrado Formigli, ha intervistato (nel maggio scorso) il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia. Uno degli eletti più influenti del movimento di Beppe Grillo. A microfoni spenti, l’esponente grillino si è lasciato andare ad un robusto sfogo nei confronti dell’opinion maker dell’ex comico: “Gianroberto Casaleggio prende per il culo tutti, da noi la democrazia non esiste”. Nulla di nuovo sotto il sole. Le truppe a cinque stelle non hanno un retroterra politico, né una struttura organizzata, che ne possa amalgamare l’azione una volta assurti ad incarichi pubblici. Così l’ordine di scuderia è quello di non interagire con i media per non apparire come una caleidoscopica Babele di pensieri e istanze, e di rispettare la strategia messa insieme dal duo Grillo/Casaleggio. Favia non solo ha violato il silenzio stampa, non solo ha criticato il duopolio che ha potere di vita e di morte sui membri del movimento, ma ha anche affermato che lo spin doctor di Grillo “infiltra” uomini da lui direttamente controllati nei posti chiavi delle liste elettorali, per influenzarne l’esito e mantenere il polso della situazione.

Al diavolo la democrazia diretta, al diavolo la meritocrazia. Favia ha espresso addirittura seri dubbi sulla consultazione via web che dovrebbe selezionare i prossimi candidati in Parlamento. Una dinamica che appariva piuttosto scontata a chi ha osservato in questi mesi le fortune del M5S. Giuseppe Cruciani, giornalista di Radio24, ha osservato su Twitter che “se il movimento vince è grazie alla dittatura di Grillo e Casaleggio, il resto non esiste”. Ma l’arcinoto acquisisce un sapore diverso se esplicata da uno dei capofila del movimento. Scatenando la reazione stizzita del diretto interessato: “Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel Movimento Cinque Stelle”.

Se la sostanza delle parole di Favia ha scatenato le polemiche sulla rete e il peana di commenti dal mondo della politica (elegantissima la risposta dell’interessato), una riflessione va dedicata al metodo. Rubare un fuorionda, tradendo la libertà dell’intervistato e violando la sua libertà di selezionare gli argomenti che desidera comunicare al pubblico e quelli che vuole destinare privatamente al reporter affinché, nell’esercizio del suo lavoro, si possa fare un’idea completa dei fatti, è veramente un buon modo di fare giornalismo. Anche su questo versante, tuttavia, nulla di nuovo sotto al sole.

L’articolo è su Tempi.


“Casaleggio prende per il culo tutti”

Giovanni Favia, consigliere regionale emiliano del Movimento 5 Stelle, in un fuorionda a Piazza Pulita:

Casaleggio prende per il culo tutti, da noi la democrazia non esiste

Fuorionda molto interessante. Rimangono tuttavia le perplessità se questo sia un buon modo di fare giornalismo.

Lo stesso Favia, in un messaggio estremamente garbato su Facebook, osserva prima che

È stato un grave errore lasciarmi andare ad uno sfogo privato e scomposto, rubato da un cronista di cui mie ero fidato.

Poi che

 È fantascienza ed un’offesa all’intelligenza pensare che un fuori onda, per me così degradante, potesse essere concordato.


“Che monotonia il posto fisso”

Luigi Gubitosi, il manager con lunga esperienza in Fiat e Wind, appena nominato Direttore generale della tv di stato, proprio su proposta del presidente Tarantola, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. E, oltre tutto, da 650 mila euro l’anno. Il tutto deciso con un voto quasi unanime, con la sola astensione di Antonio Verro, consigliere in ‘quota PdL’.

Lo dice oggi l’Espresso.

P.s.: il titolo, per chi se la fosse scordata, è una citazione: