Ecco cosa c’è nella lenzuolata pro-concorrenza di Renzi

Banche, fondazioni, servizi pubblici locali, municipalizzate, poste, energia, avvocati, notai. Quella che Matteo Renzi si appresta a portare nel prossimo Consiglio dei ministri è una lenzuolata di misure per favorire lo sviluppo della concorrenza in settori storicamente ingessati da far impallidire quella ormai storica del Bersani ministro dello Sviluppo.

La pioggia di nuove misure parte dallo stesso ministero che fu dell’ex segretario, guidato oggi da Federica Guidi. Il testo è blindatissimo, non è stato trasmesso neanche ai più stretti collaboratori del ministro, per evitare fughe di notizie. Ma la traccia è chiara. Perché – spiegano da via Molise – la Guidi non ha fatto altro cherecepire in un testo normativo la “Segnalazione” trasmessa a Parlamento e istituzioni dall’Antitrust lo scorso luglio.

Un testo al quale ovviamente i tecnici del ministero hanno fatto la tara, mettendo a sistema i punti di più diretta applicazione. E che da qui a venerdì sarà oggetto di una serratissima trattativa all’interno della maggioranza, con Ncd e i suoi ministri (in particolar modo Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin) che già hanno iniziato ad avanzare obiezioni.

Quattro giorni di mediazioni sono lunghissimi, ma la cornice è assai corposa, e l’elenco di settori interessati potrebbe essere lunghissimo. Si parte dall’annosa battaglia sulla liberalizzazione e sull’aumento della concorrenzialità nel settore delle assicurazioni, con un focus particolare al contenimento dei costi sull’Rc auto.

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Renzi e Hollande sfidano Merkel

È il tardo pomeriggio quando Mario Draghi, Ignazio Visco e l’intero Consiglio direttivo della Banca centrale europea varca l’ingresso di Villa Rosebery, a Napoli. All’interno, ad aspettarli, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un incontro favorito dalla coincidenza di due eventi attesi per domani nel capoluogo partenopeo: da un lato l’assemblea europea delle piccole e medie imprese, alla quale il capo dello Stato interverrà insieme a Josè Barroso, dall’altro proprio la riunione del direttivo dei banchieri centrali europei.

Un summit, quest’ultimo, che arriva in un momento delicatissimo, all’indomani della clamorosa decisione di Parigi di non rispettare per il secondo anno consecutivo i limiti imposti dall’austerity europea. “Nessun ulteriore sforzo – ha scritto il governo di Hollande in un comunicato – sarà richiesto alla Francia, perché il governo, assumendosi la responsabilità di bilancio di rimettere sulla giusta strada il paese, respinge l’austerità”.

Addio al tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. Per quest’anno i francesi si attesteranno al 4,4%, e ribadiscono di volersi prendere tutti i margini concessi dai vincoli europei, che fissano al 2017 l’anno entro il quale farsi trovare in regola con i conti. La stessa linea adottata ieri dall’Italia, che ha rinviato a fra tre anni il pareggio di bilancio.

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C’è il gelato ma manca la ciccia

Il botto del big bang del rientro post ferie promesso da Renzi è suonato attutito. Rimandata la riforma della scuola, inseriti in disegni di legge (ampiamente modificabili in Parlamento e privi di tempi certi per l’approvazione) molti dei provvedimenti sulla giustizia (sulla quale ha dovuto cedere ad Angelino Alfano in materia di intercettazioni), anche lo Sblocca Italia si è visto privato della consistente parte relativa al taglio delle municipalizzate e dell’annunciato piano casa.

A bagnare le polveri del premier è stata la slavina di indicatori economici seccamente negativi che sono planati sulla sua scrivania e su quella del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ultimi, oggi, i dati sulla deflazione, sulla perdurante stagnazione del Pil e sulla crescita della disoccupazione. Suggerendo al titolare di via XX settembre di espungere dal testo del provvedimento tutte le norme che avrebbero comportato nuovi oneri di spesa. Una decisione che probabilmente ha incontrato il favore di Giorgio Napolitano, che in mattinata ha incontrato l’ex economista dell’Ocse (dopo aver ricevuto ieri sera Renzi), mantenendo una supervisione costante sull’operato dell’esecutivo.

È così un Renzi nervoso quello che accoglie i giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi. D’altronde, anche la mossa comunicativa dell’offerta del gelato (di Grom)segnalava una certa irritazione nei confronti della vignetta del settimanale britannico, che si sarebbe altrimenti potuto scrollare di dosso con un’alzata di spalle: “Ho letto commenti a mio avviso fuori scala – spiega invece il presidente del Consiglio – Con una battuta ho voluto mostrare che rispetto ai pregiudizi che l’Italia suscita dobbiamo dimostrare la realtà: il gelato artigianale è buono, non ci offendiamo per critiche perché facciamo un lavoro serio”.

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Sulla scuola nessun provvedimeno, in Cdm arriveranno solo le linee guida

Assunzione di oltre 100mila precari, nuovo sistema di valutazione degli insegnanti, riduzione di un anno delle medie superiori per ritornare in linea con i tempi di scolarizzazione previsti in gran parte dell’Europa, apertura al mondo del lavoro, potenziamento (fin dalle elementari) delle lingue straniere e dell’educazione informatica. Questi i punti principali emersi unendo i puntini tra le (poche) anticipazioni fornite dal ministro Stefania Giannini e le indiscrezioni trapelate sulla stampa. Ma nessuno di questi troverà attuazione immediata. Venerdì, confermano all’Huffpost più fonti al massimo livello di viale Trastevere, verranno presentate unicamente le linee guida.

“È escluso che ci possa essere un provvedimento concreto già dal prossimo Cdm – spiegano – o che qualcosa possa venire inserito nello sblocca Italia”. D’altronde, è una circostanza fatta intuire anche da Filippo Taddei, responsabile economico del Pd: “Distinguiamo la discussione dagli impegni”. La road map ricalca la strada già percorsa sulla giustizia dal ministro Andrea Orlando: una serie di slide per punti, un periodo di due o tre mesi di consultazioni con il mondo della politica e degli addetti ai lavori, al termine dei quali presentare un decreto o un disegno di legge. Nulla da fare dunque per quest’anno (“Non ci sarebbero stati i tempi”) e fiato sospeso, soprattutto da parte dei tanti precari del comparto, sul testo reale che scaturirà dai 60/90 giorni di discussione e decantazione. Dal provvedimento rimane poi esclusa del tutto la questione della riforma delle regole sul finanziamento sulle scuole paritarie: “Su quel fronte non c’è nulla, è un tema troppo delicato per essere trattato in questo momento”.

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Il ministro Martina quantifica in 170 milioni il danno all’agroalimentare della guerra economica con la Russia

Un obiettivo ambizioso: portare l’export di prodotti agroalimentari dagli attuali 33 a 50 miliardi entro il 2020. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, ospite del Meeting di Rimini, ha già messo al lavoro i suoi uffici: “È uno degli obiettivi fondamentali che si è dato anche il mio ministero nell’ottica dei prossimi mille giorni. Per questo stiamo lavorando in grande sinergia con il ministero dello Sviluppo economico su un piano d’azione che presenteremo nelle prossime settimane”. L’asticella è fissata molto in alto, e la strada non è in discesa, ma il ministro è ottimista: “Il settore agroalimentare del nostro paese è vivo e ricco di potenzialità, ma rimangono diversi problemi da affrontare”. Alcuni endogeni, altri no. “L’embargo della Russia impatterà per quest’anno per almeno 170 milioni sulla filiera, penalizzando in particolare i comparti del latte e dei suoi derivati, della carne e dell’ortofrutta. Ma temo che la realtà possa essere più ampia”.

Come si affronta il problema?

Abbiamo lavorato per tutto agosto a stretto contatto con l’Unione europea per impostare il lavoro. La Commissione ha già dato il via libera ad un piano di sostegno per le imprese comunitarie colpite di 125 milioni di euro, ma per noi ovviamente non è sufficiente, quella cifra va aumentata. Il 5 settembre, come presidenza italiana, abbiamo promosso un vertice dei ministri dei 28, ma nel medio periodo la partita è più complicata, e dipende molto dall’evolversi dei rapporti tra Usa, Europa e Russia.

Al di là dei piani d’azione a livello europeo, il governo italiano sta studiando qualche misura specifica?

Non credo che ci sarà nessun intervento autonomo da parte dei singoli esecutivi. I meccanismi di indennizzo o sono comunitari, o rischiano di incorrere in procedure d’infrazione in quanto aiuti di stato. Ma l’Unione ha un fondo di oltre un miliardo proprio per la gestione di crisi come questa, per cui lo spazio per muoversi c’è.

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La cannonata di Padoan contro Bruxelles: “Dall’Europa solo chiacchiere”

“Molte chiacchiere e pochi fatti”. La critica di Pier Carlo Padoan nei confronti di quanto fatto dall’Unione europea in materia di crescita e lavoro negli ultimi anni è dura.

In un colloquio con il Financial Times, il ministro dell’Economia per la prima volta dalla sua nomina ha riservato stilettate pungenti alle politiche di Bruxelles. “Finora non è stato fatto abbastanza”, ha spiegato al quotidiano britannico.

“Non vogliamo eludere gli obiettivi di riduzione del deficit di bilancio fissati per Roma da parte della Commissione Europea, la crescita non sarà raggiunta attraverso scorciatoie”, ha assicurato Padoan riferendosi alla possibilità che il governo di Matteo Renzi voglia sforare il tetto del 3% del rapporto deficit-Pil. “Stiamo andando nella stessa direzione – ha aggiunto – ma ad una velocità più lenta”, fissando per il nostro paese l’obiettivo di un disavanzo al 2,6% per il 2014.

Detto questo, per Padoan i governi europei hanno fatto molto per sostenere il settore finanziario e riformare strutturalmente l’economia del vecchio continente, ma sulla crescita e l’occupazione “abbiamo pagato le tante chiacchiere, ma non è stato fatto abbastanza”.

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Un emendamento del M5s non farà pagare a Briatore la concessione del Twiga

Il Movimento 5 stelle vuole fare un favore alla lobby delle spiagge. Questa la sintesi dell’accusa dei Verdi. Secondo i quali gli uomini di Beppe Grillo sono andati bene al di là dei loro colleghi del Pdl, che non più tardi di qualche settimana fa avevano avanzato l’idea di fare cassa cedendo a prezzi non di mercato gli stabili in affitto lungo i bagnasciuga.

Il problema è che, in questo caso, il M5s non solo non vorrebbe generare maggiori introiti, ma vorrebbe eliminare quei pochi che frutta all’erario la concessione di tratti del nostro litorale. “Nelle more dell’approvazione di una normativa chiara e congrua volta a stabilire gli importi dei canoni da applicare alle concessioni demaniali marittime, sino alla data del 30 settembre 2014 sono sospesi i pagamenti dei canoni per le concessioni demaniali marittime”, recita un emendamento alla legge di Stabilità.

“Sospendono un pagamento da parte degli esercenti balneari che ad oggi è irrisorio – spiega Angelo Bonelli, portavoce del partito ecologista, ad Huffpost – Basti pensare che nel 2012 l’incasso totale è stato di appena 102milioni di euro”. Bonelli snocciola un po’ di cifre: “Si pensi che uno stabilimento di 10mila metri quadri paga all’anno 15mila euro, come un affitto in una casa di 80 metri quadri. Questo perché i canoni sono irrisori: sulle spiagge e sulle cabine adiacenti è di 1,17 euro a metro quadro. Sulle aree coperte a ridosso del bagnasciuga di appena 2,27 euro”.

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Il reddito di cittadinanza contro le tragedie come quella di Prato?

“La politica sono anni che conosce queste situazioni, che sono state più volte denunciate durante gli anni. Anche il governo lo sapeva, ma non è mai stato fatto nulla”. Sono parole amare quelle di Marco Baldassarre, deputato toscano del Movimento 5 stelle e membro della commissione lavoro della Camera. La notizia di Prato arriva portata dal vento tagliente di Genova, in quello che per i grillini era il giorno di festa del terzo V-day. “La proposta del reddito di cittadinanza può servire a venire incontro a queste situazioni, perché aiuta le persone a non accettare un lavoro a qualunque condizione”. Ma tra i 5 stelle la discussione è aperta, perché in molti non vorrebbero estendere la proposta ai cittadini immigrati. Baldassarre taglia corto: “Due anni di lavoro nel nostro paese mi sembrano un requisito sufficiente. Se uno contribuisce alla crescita del paese non vedo perché dovrebbe rimanere fuori”

Da dove si riparte dopo tragedie come questa?
L’obiettivo principale è incolumità sui luoghi lavoro, la sicurezza nel posto dove si svolge la propria attività. E il decreto del fare, voluto da questo governo, semplificava troppo in questa direzione. Noi calendarizzeremo a gennaio una risoluzione su questo tema. Chiederemo di istituire un tavolo tecnico con gli esperti, per vedere come è stato cambiato nel testo unico sulla sicurezza, cosa reintrodurre e cosa innovare.

Si poteva fare qualcosa prima?
La politica sono anni che conosce queste situazioni, che sono state più volte denunciate durante gli anni. Anche il governo lo sapeva, ma non è mai stato fatto nulla. In quelle zone c’è tantissimo lavoro in nero,sono lesi diritti umani. La politica deve porre attenzione, aumentare controlli, basta ripetere che mancano i soldi.

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Cos’è il Think tank group? (c’entrano Grillo e Casaleggio)

Un pensatoio, nel quale elaborare idee e strategie di politica economica da portare in Parlamento. Un vero e proprio think tank, come si evince facilmente a partire dal nome: Think tank group. Il rapporto tra il Movimento 5 stelle e la Confapri, il network di imprenditori fondato da Arturo Artom e Massimo Colomban, fa un salto di qualità.

Che tra Gianroberto Casaleggio ci sia un buon feeling lo testimoniano i due incontri pubblici tenuti insieme in questi mesi, il primo a ridosso delle ultime elezioni di febbraio. Ed è lo stesso Artom a confermare la consuetudine con il guru stellato: “Ci vediamo più o meno una volta al mese per discutere e confrontarci sui principali temi economici, con un’attenzione particolare riservata ai temi della piccola e media impresa. L’ultima volta è stata tre settimane fa, e a dicembre organizzeremo un terzo incontro rivolto agli imprenditori, questa volta in Brianza”.

Insieme stanno mettendo a punto un’iniziativa che farà rumore, da celebrarsi nel primo trimestre del 2014. “Faremo qualcosa di clamoroso – anticipa l’imprenditore – Tutti insieme, se bloccassimo per un periodo un enorme numero di aziende (sono 800mila ad aver aderito alla nostra rete) potremmo esercitare un’enorme pressione nei confronti dello stato”. Che significa “bloccare”? Artom la mette già così: “Lo dico come provocazione: cosa succede se tutti quanti non versassimo le tasse simbolicamente per un periodo tot come forma di protesta, destinando quei soldi a fondi di sostegno al tessuto aziendale?”.

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Cosa si dice sul portale (e cosa dice Casaleggio) del reddito di cittadinanza del M5s

Raccontano che quando Gianroberto Casaleggio ha letto la bozza del reddito di cittadinanza avanzata dal M5s sul portale per essere condivisa dagli attivisti abbia storto la bocca. E abbia preso il cellulare in mano. Già, perché in campagna elettorale gli stellati avevano parlato di ben altre cifre rispetto ai 600 euro al mese proposti da Nunzia Catalfo, la senatrice che si sta occupando in prima persona della questione.

“Sì, in effetti avevamo promesso 1000 euro” spiega Marco Baldassarre, deputato che ha lavorato gomito a gomito con la senatrice. “Casaleggio? Io personalmente non l’ho sentito, so che ha delle perplessità su questo punto, ma il testo non è quello definitivo, c’è tempo fino al 26 per correggerlo ed emendarlo seguendo le proposte degli attivisti”. Alzare la soglia non è un problema di coperture. Almeno per i parlamentari stellati: “Se alla fine la rete alzerà il contributo non sarà un problema – spiega Baldassarre – le coperture si troveranno, occorrerà lavorarci duramente, ma alla fine si troveranno, magari correggendo la platea dei beneficiari”. “Vedremo le proposte dei cittadini – spiega Catalfo – Io comunque sono assolutamente d’accordo”.

In effetti, nel portale creato appositamente per gli attivisti stellati, le richieste di emendare il testo in tal senso sono molte. La Catalfo risponde con pazienza, incessantemente, a tutti. A Fabio D., che chiede di rispettare le promesse elettorali, risponde: “Grazie per aver ricordato quanto detto in campagna elettorale. Questa è una prima bozza della legge. Raccogliamo le vostre proposte e il risultato finale sarà dato da quanto ognuno degli attivisti ha integrato, suggerito, modificato”.

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