Ammazzablog: i testi delle leggi e cosa cambierebbe

Siccome se ne leggono di tutti i colori sulla norma di cui si sta iniziando a parlare in Parlamento, proviamo qui a fare un po’ di ordine, ma soprattutto a fornire gli elementi originali per potersi formare un’idea sull’argomento.
Come al solito, cercando materiale online, occorre scavare sotto cumuli di opinioni, cronache e analisi prima di poter risalire all’oggetto della notizia.

In questi giorni arriva alla Camera per la terza lettura quella che viene comunemente definita la norma sulle intercettazioni, e che in realtà è un ddl di un paio di anni fa a cura di Alfano (ancora era ministro), dall’articolato titolo: “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche“.

Potete trovare il testo integrale qui.

È un testo di difficile lettura, non essendo composto da un articolato organico, ma andando ad integrare e modificare una serie di disposizioni già esistenti, tocca, all’art. 28, commi a, c, d, e (li trovate a p. 25 del testo linkato), la legge 8 febbraio 1948, n.47 (che trovate invece qui), quella che regola le disposizioni sulla stampa.

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I tweet di De Bortoli

È interessante la briosa svolta del solitamente paludato Corriere della Sera.
Attraverso una serie di editoriali composti ma decisi, non ultimo il pezzo odierno firmato da Aldo Cazzullo, il direttore De Bortoli sta esplicitando agli occhi dei propri lettori una linea ben precisa, che non si limitia a offrire giudizi sulla contingenza politica quotidiana, ma cerca di prospettare possibili scenari futuribili.

Sul suo account twitter, De Bortoli è andato oltre, e ha offerto ai propri lettori – oltre ad un deciso endorsement pro-Saccomanni per Bankitalia – un vero e proprio decalogo della crisi in tredici di quelle che chiama “alcune illusioni coltivate a lungo”:

1) L’illusione di trasformare ciò che e’ solido, gli immobili, in prodotti derivati liquidi quotati su mercati non regolamentati.
2) L’illusione di poter usare una leva infinita con molti capitali presi a prestito e pochi mezzi propri.
3) L’illusione della politica americana di dare una casa anche a chi non aveva garanzie. Il welfare non lo fa la finanza.

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Bonelli è morto, il governo pure, e non è che l’opposizione si senta molto bene

È abbastanza evidente che il Pdl non sappia bene che pesci pigliare, tra rigore e sviluppo, proporzionale e maggioritario, Tremonti sì e Tremonti no e chi più ne ha più ne metta. Ma su una cosa non si può dire che gli azzurri non siano compatti: niente soluzioni alternative al governo attuale, no a ribaltoni, Berlusconi in sella fino al 2013.

La stessa cosa non si può dire – almeno su questo tema – del variegato mondo delle opposizioni.

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Il Corriere si muove, cauto, contro il Cav

Dopo il fondo critico – se non antipatizzante – firmato ieri dal professor Panebianco, il Corriere della Sera torna oggi sulla situazione politica generale. Lo fa con un fondo di Sergio Romano, che se non è un endorsement al contrario nei confronti di Berlusconi, poco ci manca.

Il premier, è il pensiero dell’ambasciatore, si faccia da parte e convochi elezioni anticipate così come ha fatto in Spagna Zapatero, in modo da favorire la transizione e non disperdere il grande capitale politico costruito dal Cavaliere.

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Post dove si sostiene che serve reintrodurre l’immunità parlamentare

Scriverò una cosa impopolare. Dirò infatti che la notizia che la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera abbia negato l’autorizzazione a procedere nei confronti del deputato Pdl Milanese è confortante.

Il precedente di non più di qualche settimana fa che ha portato all’arresto del collega di Milanese, Papa, al di là dei reati che verranno – se verranno – accertati nel corso del giudizio, preludeva ad un possibile corto circuito istituzionale. In uno Stato liberale tanto la magistratura deve essere libera e serena nel suo operato, tanto la politica deve essere scevra da possibili influenza di natura giudiziaria. Fatti salvi quei capi di imputazione per i quali ogni sospensione del procedimento è inopportuna (di natura penale o di stampo mafioso), ogni possibile incrocio tra inchieste e decisori pubblici dovrebbe essere evitato o, comunque, trattato con una discrezione che non è di quella di chi, chiamato a dirigere un pool investigativo, rilascia pareri a mezzo stampa su come potrà o non potrà procedere un’indagine nel pieno del proprio sviluppo.

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Rosy, ma che stai a di’?

Oggi la Cgil, sfidando l’unità sindacale e i – a suo avviso – troppo teneri Bonanni ed Angeletti, ha proclamato uno sciopero generale che potrebbe aver coinvolto anche qualche fetta di lavoratori di Cisl e Uil.

Mentre la pasionaria Camusso serra i ranghi, rischiando l’impopolarità di una sollevazione convocata contro qualcosa, la manovra, i cui contorni sono tutt’altro che definiti, il Pd scioglie all’ultimo le riserve.

E per bocca del suo presidente scova una formula che supera a destra la meta-lingua della prima Repubblica nell’esporre i motivi per i quali scende in piazza.
“Saremo con la Cgil non perché aderiamo allo sciopero – ha infatti dichiarato Rosy Bindi –  ma perché condividiamo i motivi per i quali protestano”.

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Il Papa benedice Udc e Pd, ma non il Pdl

Andrea Tornielli racconta dell’incontro dell’International Catholic Legislators Network, una rete di parlamentari cattolici provenienti da tutto il mondo e riunitisi a Castel Gandolfo per una tre giorni di seminari la settimana scorsa.
Un evento guidato e condotto a fari spenti dall’influentissimo cardinale viennese Schonborn, e benedetto dal Papa che ha ricevuto i partecipanti in udienza privata.

L’implicazione, dal lato organizzativo, della sponda più solidamente “papista” delle alte gerarchie vaticane, rende il convegno buona cartina tornasole degli umori e delle inclinazioni politiche del momento della Santa Sede. Si è discusso, racconta Tornielli, di “vita e famiglia, persecuzioni e discriminazioni dei cristiani, educazione e infine le difficoltà dei cattolici nel mondo della comunicazione e dei media”.

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Togli alla sentenza Cir Berlusconi e De Benedetti

Ho dato una breve letta alla sentenza Cir, tanto discussa per le implicazioni politiche delle quali è latrice. Mi ha colpito su tutti un aspetto che va al di là del coinvolgimento di due top players del mondo politico e imprenditoriale italiano come Berlusconi e De Benedetti. O che forse, potrebbe suggerire qualche maligno, c’entrano molto.

Le motivazioni, sia in primo grado che in appello, sono molto articolate e complesse. Leggendole con occhio profano, ne ho dedotto piuttosto linearmente che il problema davanti al quale si sono trovati di fronte i giudici è che la corruzione operata da Finivest sulla Corte d’Appello di Roma ha insistito su un unico membro del collegio dei tre che diede ragione a Berlusconi nella sua vertenza con l’editore di Repubblica. E dunque occorreva capire quanto la corruzione di uno solo di tre membri potesse aver indirizzato la decisione.

Quali sono state le conclusioni dei magistrati? Lo trovate su Dailyblog.


Il Cav dice che molla. E adesso?

L’annuncio di Berlusconi che alle prossime elezioni non sarà il candidato premier per lasciare il passo ad Alfano sta facendo discutere il Palazzo. Da qui a due anni molta acqua scorrerà sotto i ponti della comunicazione politica, stratificando notizie, scenari, ipotesi di ricomposizione del quadro politico.

Non è dunque da escludersi che l’intervista rilasciata a Repubblica dal premier possa essere ritirata fuori da qualche solerte redattore per tacciarlo di falso qualora decidesse, di qui a diciotto mesi circa, di tentare l’ennesima avventura elettorale. Fatto sta che è la prima volta, e su un giornale fortemente antipatizzante come quello di largo Fochetti, che il Cavaliere sancisce pubblicamente un’ipotetica deadline della sua avventura pubblica, per lo meno da capofila di una delle due coalizioni che, tra molte difficoltà, si sono contese in questi anni la guida del Paese.

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E’ la Stampa, bellezza

Il Pdl prova a inserire nella manovra correttiva un codicillo che consentirebbe a Fininvest di dilazionare i tempi di pagamento dei 750 milioni di euro che dovrebbe versare, dopo eventuale sentenza d’appello, a De Benedetti.

Norma greve e pasticciona. Così come pasticcione, se non greve, il pastonista della Stampa, che, dopo aver riportato il parere di Di Pietro, secondo il quale la norma sarebbe “criminogena, immorale e incostituzionale”, forniva pezze d’appoggio in punta di diritto ai propri lettori:

A spiegare meglio il riferimento sulla incostituzionalità ci pensa il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando:”Siamo certi che Napolitano vorrà evitare questa ennesima vergogna”

(via Dailyblog)