Pd e Sel tentati dal reddito di cittadinanza del M5s

“Un’altra maggioranza è possibile”. Certo, su una singola proposta, ma affatto laterale nel dibattito politico. Il liet motiv sta iniziando a circolare con insistenza in ambienti di Sel ma, soprattutto, in quelli del Partito democratico. E riguarda la proposta del Movimento 5 stelle sul reddito di cittadinanza, un tema caro a tanta parte della sinistra, ‘scippato’ in queste ultime ore dai parlamentari stellati.

A parlare senza peli sulla lingua è Felice Casson. Eravamo il 30 giugno di due anni fa, e il senatore democratico figurava tra i promotori di una proposta di legge che proponeva “Misure per l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza”. Oggi non ha cambiato idea: “Bene la proposta del M5s, da tempo abbiamo presentato proposte su questo argomento”. Casson va oltre un apprezzamento di circostanza: “Bisogna andare in questa direzione, e con i colleghi stellati è possibile fare un ragionamento complessivo. Nel nostro partito la discussione è aperta, quella del reddito minimo non è un’istanza della sola area che fa riferimento Pippo Civati, la disponibilità è trasversale e di tanti”. Per questo in Parlamento “si possono trovare un bel po’ di voti”, anche in considerazione dell’apertura di Sel. “Una legge giusta, maggioranza possibile”, ha scritto su Twitter Nichi Vendola.

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Casson: “Amato? Io non avrei fatto quella telefonata, decida lui se dimettersi”

“Fossi stato in Giuliano Amato quella telefonata non l’avrei fatta”. Felice Casson non ha dubbi: il neo membro della Corte costituzionale ha sbagliato quando consigliò alla vedova di un senatore socialista di non fare nomi in un processo per tangenti che coinvolse il marito. Eravamo all’inizio degli anni ’90: “È un fatto del passato, certo, ma un fatto grave”. Una notizia che giunge proprio nei giorni nei quali il mondo del centrosinistra è scosso dall’arresto di Maria Rita Lorenzetti, ex parlamentare del Pd, già presidente della regione Umbria, accusata di corruzione e associazione a delinquere. “Ma nel nostro partito ci sono norme molto rigide, tali per cui chi è stato condannato non è più candidabile. I fatti a lei contestati, qualora venissero confermati, sono preoccupanti”.

Sono campanelli d’allarme per il mondo politico che ruota intorno al Pd?

Più che di campanello d’allarme parlerei di un continuo scampanio. Ormai sentiamo continuamente di politici accusati di corruzione, concussione, abuso d’ufficio e via discorrendo. Tuttavia è un fenomeno trasversale a tutti i partiti, e occorre che in prima battuta sia proprio la politica a rispondere.

Però il caso Lorenzetti investe direttamente il suo partito.

Nel Pd ci sono norme molto chiare riguardanti l’incandidabilità di chi è stato condannato, anche solo in primo grado. Norme addirittura più rigide rispetto a quelle previste dalla legge, pur nel rispetto della presunzione d’innocenza.

L’ex deputata sarà sospesa dal partito?

Immagino di sì. Dal punto di vista giudiziario non poniamo nessun ostacolo al lavoro della magistratura. Dal punto di vista politico il Pd pone dei paletti molto rigorosi. Se confermati, i fatti a lei contestati sono molto gravi.

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Fumata nera sulla decadenza del Cav

Una lunga teoria di schermaglie. Assediati da una selva di telecamere, i membri della Giunta per le elezioni del Senato hanno dato vita a una complicata partita di risiko. Condotta con attenzione e pazienza dai membri del Pdl, impegnati a rinviare a dopo l’estate qualunque tipo di pronunciamento dell’organismo di Palazzo Madama in merito alla decadenza dal proprio seggio di Silvio Berlusconi.

Un atto dovuto, per il quale servirebbe una semplice ratifica” spiegano i componenti del Movimento 5 stelle. Una presa d’atto della sentenza della Cassazione che condanna in via definitiva il Cavaliere, pervenuta prontamente in Giunta, come ha reso noto all’apertura dei lavori il presidente, il vendoliano Dario Stefano. Posizione sulla quale concordano Felice Casson e i falchi del Pd. La maggioranza dei Democratici, tuttavia, si accoda sostanzialmente a quanto dice entrando Benedetto Della Vedova: “Occorre inserire immediatamente nella procedura relativa al Cavaliere la causa di decadenza sopravvenuta. Il voto avverrà solo successivamente, ma servirà solo una presa d’atto”.

Tecnicamente la questione è complessa. La discussione sulla decadenza si innesta sul fascicolo relativo all’ineleggibilità del leader azzurro. L’accelerazione del M5s e di parte del Pd si scontra con le obiezioni dei pidiellini, che ruotano su un punto fondamentale: la legge che determinerebbe la fuoriuscita di Berlusconi dal Parlamento è datata 2012, e non può essere applicata retroattivamente a un reato commesso quasi 10 anni prima. “Ma la sentenza definitiva – è il senso della risposta – è arrivata successivamente alla promulgazione della norma, dunque di retroattività non si può parlare”. Una “tiritera”, per usare le parole di Vito Crimi, che ha avuto come sbocco naturale l’affidamento della pratica al medesimo relatore della procedura sull’ineleggibilità, il senatore del Pdl Andrea Augello, affinché, alla luce degli atti a disposizione della Giunta, si faccia carico di formulare una proposta da sottoporre ai colleghi. Tempistica rivendicata dal presidente: “Abbiamo proceduto con l’immediatezza che ci veniva richiesta dalla legge Severino, senza perdere neanche un giorno di tempo”

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Saltata la mediazione nel Pd sugli F35

“La verità è che questo governo prima cade meglio è”. Tardo pomeriggio, l’ennesima mediazione all’interno del Partito democratico è fallita, e i senatori del Pd che hanno spinto per la sospensione del programma degli F35 sono delusi e irritati. In diciotto hanno sottoscritto una mozione differente da quella avallata dal capogruppo Luigi Zanda, che recepiva un testo analogo a quello già approvato alla Camera. “Dopol’ingerenza del Consiglio supremo della difesa, con il beneplacito di Giorgio Napolitano, quel compromesso al ribasso è inaccettabile”, spiegava Corradino Mineo. “Il Pd avrebbe dovuto ringraziare Felice Casson di avere proposto un testo alternativo, invece continuano a difendere un accordo che anche nella sostanza è molto ambiguo”. L’ex direttore di Rainews è uno dei diciotto Dem che si sono sfilati, e hannosottoscritto la mozione Casson.

Un testo che prevedeva la sospensione immediata della partecipazione italiana al progetto militare e la contestuale “destinazione delle somme risparmiate ad investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro, la sicurezza dei lavoratori”. Ma il timore diterremotare ulteriormente un governo già in difficoltà ha spinto largo del Nazareno ad andare avanti per la propria strada. Eppure Laura Puppato, altra firmataria della mozione di minoranza del Pd, ha tentato un’ultima mediazione: “Il testo della maggioranza è troppo ambiguo, non si capisce dove vuole andare a parare – raccontava la senatrice – E visto che Renato Brunetta e il ministro Mario Mauro lo interpretano come un nulla osta per proseguire, qualcosa andava cambiato”.

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