Italia 4000 stelle

“Quando ho incontrato Renzi, perché mi avete obbligato, ho agito male, d’istinto. Adesso lo prenderei per la testa e gli direi: ‘Matteo, fai presto a distruggere il Paese, sii più veloce. Sei lento, abbiamo bisogno di uno shock'”. Per due volte dal palco del Circo Massimo Beppe Grillo ripete lo stesso concetto. Un augurio al contrario: quello che l’Italia fallisca in fretta per dare la spinta decisiva verso Palazzo Chigi al Movimento 5 stelle. Quella che l’ex-comico puntasse allo sfascio per lanciare definitivamente la sua creatura è una sensazione che in tanti hanno messo in questi mesi nero su bianco. Ma è la prima volta che viene pronunciata senza ambiguità proprio dal leader.

La piazza lo applaude, così come si spella le mani quando attacca il Jobs act di Matteo Renzi e i “finti amici della sinistra”: “Preferisco uno come Berlusconi che combatte per le sue aziende, un nemico dichiarato,a quelli che per 20 anni hanno fatto i cazzi loro”. Tra gli strali non mancano di certo quelli diretti al Quirinale: “A Bagarella e Riina l’Alta Corte ha impedito di assistere alla testimonianza di Napolitano: gli hanno tolto questo sacrificio. Era troppo sopportare la testimonianza di Napolitano dopo il 41 bis”.

Non ci sono novità sostanziali nell’effluvio di Grillo, che recita su un canovaccio a lui congeniale. Davanti non una semplice piazza, come era accaduto a Genova per il V-Day, ma una distesa di 199 gazebo. Tra i palco e i tendoni, uno spiazzo dove si ammassa qualche migliaio di persone per ascoltare il proprio leader. Difficile tenere il conto, per la disposizione dei punti informativi, che lasciano l’area interna del Circo Massimo vuota e aiutano a disperdere la folla. Gli organizzatori, in un improvviso harakiri comunicativo, spiegano che “siamo in 4mila”. Numeri che impressionano se paragonati alla potenzialità attrattiva di Grillo del recente passato.

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Retroscena su quel che sta succedendo in queste ore nel M5s a Bruxelles

Se gli domandi ufficialmente cosa stia succedendo cadono tutti dalle nuvole. “Non saprei, guardi ora sono impegnato”, taglia corto David Borrelli prima di attaccare il telefono. Cordiale Ignazio Corrao, ma la sostanza non cambia: “A me non risulta nulla, non so nemmeno se è vero. Noi non abbiamo mai parlato di questo, sono Grillo e Casaleggio a decidere, ma io non ho firmato nulla”.

Eppure la decisione di sciogliere il gruppo comunicazione del Movimento 5 stelle all’Europarlamento è sponsorizzata da almeno due mesi proprio dai portavoce a Bruxelles. “Sono settimane che parliamo non del se, ma di quando licenziarli, tra dialoghi fra di noi e chat di gruppo – spiega un europarlamentare a patto di rimanere anonimo – Borrelli su questo ha avuto più di qualche contatto con lo stesso Casaleggio, che alla fine ha deciso di darci ragione”.

Il magma in cui rischia di annegare la truppa di Beppe Grillo sin dal momento in cui è approdata a Bruxelles è complicato da raccontare. In estrema sintesi, le linee di frattura che attraversano il gruppo nel suo insieme suono due.

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Del perché Casaleggio è venuto a Roma (e cosa ha detto)

Gianroberto Casaleggio piomba a Roma. I suoi non lo sanno, i responsabili della comunicazione vengono avvertiti con qualche manciata di ore d’anticipo. È la prima volta del guru del Movimento 5 stelle in Parlamento. Ma i Palazzi continueranno a rimanergli ignoti. Alle 11.30 si infila direttamente negli uffici dei deputati, si chiude con lo staff della comunicazione di Montecitorio. Poi inizia a incontrare alla spicciolata gli onorevoli. Chiacchiere informali: si parla delle situazioni locali dei meetup, delle battaglie in corso tra Restitution day e lotta contro le lobby, della situazione politica attuale.

È lì che, come riferiscono alcuni dei presenti, arriva il giudizio tagliente: “Enrico Letta è più intelligente di Matteo Renzi, potrebbe tagliarlo fuori. E il sindaco di Firenze lo sa, per questo vuole andare al voto subito”. Così Casaleggio spiega che occorre tenersi pronti, che a gennaio arriverà in Parlamento la legge elettorale e il Movimento dovrà aspettarla al varco con una sua proposta, da far vagliare agli attivisti tramite il portale. Davanti ai microfoni il concetto è espresso in maniera lapidaria: “A breve non ci sarà nessun cambiamento, l’anno prossimo forse sì”.

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L’uno-due di Napolitano che ha preso in contropiede Grillo

Giorgio Napolitano è disponibile a incontrare Beppe Grillo. L’ex-comico aveva contattato nei giorni scorsi il Colle, in concomitanza con un post scritto per il blog, chiedendo udienza al presidente della Repubblica per lui e per Gianroberto Casaleggio. Il Quirinale ha fatto sapere al capo politico dei 5 stelle di presentare una richiesta formale, inoltrata poche ore dopo – come da richiesta – dallo staff della Casaleggio&associati. Gli uomini del guru avevano così sondato il terreno in via ufficiale, chiedendo di avere indicazione di un paio di date per la prossima settimana.

Ma Napolitano ha giocato d’anticipo, rispondendo nel giro di 48 ore indicando venerdì prossimo alle 11.00, e inquadrando l’incontro non come uno scambio “privato” tra i tre, come proposto da Grillo, ma come un appuntamento formale tra il Capo dello stato e la delegazione politica di una delle principali forze del Parlamento.

Una richiesta che ha spiazzato i vertici grillini, che hanno provato, tramite un fax spedito qualche ora fa, a chiedere un rinvio a dopo il weekend. “Beppe sta decidendo in queste ore il da farsi – comunicano dal suo staff – e molto dipenderà anche dal fatto che la richiesta di rinvio venga accettata. Anche se non lo fosse – spiegano – crediamo che alla fine non farà la mossa irrituale di non presentarsi”.

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