I furbetti dello strapuntino

“Temo che la principale preoccupazione [di alcuni senatori del Pdl n.d.r.] sia quella della propria ricandidatura. E se il problema è quello, si possono mettere tante spade per la rielezione sulla bilancia di Brenno (*) quante se ne vuole, ma non ci sarà nulla da fare: se gli converrà se ne andranno comunque”. Clemente Mastella attinge alla storia classica, a Tito Livio in particolare, per tratteggiare la sua fosca previsione sui possibili ‘Responsabili’ pronti a tradire Silvio Berlusconi per sostenere un Letta-bis: “Il problema di questi signori è solo uno: essere rieletti”. Tutti, per il momento, provenienti dal Meridione, una terra che l’europarlamentare del Pdl conosce come le sue tasche. “Il punto – spiega – è che alcuni aspetti della politica del Sud sono più marcati che in altre zone, che pur non ne sono privi. La concezione è più legata alle dinamiche della vita reale, si ragiona sull’oggi più che pensare al domani”. Secondo l’ex Guardasigilli “un governo dai numeri esigui avrà le gambe corte, non potrà andare avanti a lungo”. Ma forse non potrà essere evitato, perché, se è il sottosegretario Giuseppe Castiglione a soffiare sul fuoco della fronda, “beh, lui non è di certo il leader che l’Europa intera ci invidia”.

Dunque l’esecutivo ha le ore contate?

Le larghe intese come esperienza politica sono fallite. La situazione emergenziale richiede che ci sia un governo di questo tipo, ma è proprio il termine ‘intesa’ che non è all’ordine del giorno. Non c’è sul programma né sulla legge elettorale, è una trama che non è mai stata intessuta.

Lo scossone è arrivato dalla condanna di Silvio Berlusconi.

È tutto franato lì. La soluzione ideale voluta da qualcuno, che sublimerebbe tutto, sarebbe fare fuori il Cavaliere ed andare avanti.

Facile a dirsi…

… ma impossibile a farsi.

Qualcuno, anche nel Pdl, è tentato di farlo fuori almeno dal governo, continuando ad appoggiare Enrico Letta anche in caso di strappo.

È naturale. Appena i segnali di una fine imminente hanno iniziato a manifestarsi,sono venuti fuori i dissidenti. Che non capiscono che sarebbe assai rischioso, per la stabilità del paese e negli equilibri europei, dare vita ad un esecutivo dalla maggioranza esigua.

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C’è un “caso Sicilia” nel Pdl?

Quattro più uno. Sono gli uomini che hanno fatto outing. Tutti del Sud, tutti usando lo stesso refrain: «Stia attento il Cavaliere a staccare la spina al governo di Enrico Letta, non è scontato che si vada al voto». Tolto Paolo Naccarato – senatore calabrese eletto con la Lega in quota Giulio Tremonti (quest’ultimo, riferiscono fonti informate, ha avuto più di un contatto con il premier nelle ultime ore) – tutti gli altri sono esponenti del Pdl accomunati da un comun denominatore: la Sicilia. Uno è un sottosegretario al ministero dell’Ambiente, già presidente dell’Unione delle Province, Giuseppe Castiglione. Gli altri sono tutti e tre senatori: Salvo Torrisi, Pippo Pagano e Francesco Scoma. Uomini di Castiglione i primi due, molto vicino a Renato Schifani il terzo.

In ambienti azzurri circolano due diverse chiavi di lettura. La prima parla di peones che, in vista di una possibile crisi di governo, provano ad alzare la voce per fissare un “prezzo” alla propria fedeltà. La seconda è quella che più preoccupa Arcore. E racconta di una mossa del capogruppo dei senatori pidiellini per orientare il dibattito interno al partito e frenare la china di un Cavaliere sempre più orientato ad andare ad elezioni. «Non garantisco sulla tenuta del gruppo a palazzo Madama», avrebbe detto l’ex presidente del senato al Cavaliere. «Guarda un po’: l’altro ieri Renato diceva una cosa del genere e oggi [ieri, n.d.r.] i suoi se ne escono con una lunga teoria di dichiarazioni, per di più suRepubblica», osserva maligno un colonnello berlusconiano.

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