L’incredibile caso del Volpe 132 arriva sul tavolo di Letta

Due marzo 1994. Un elicottero della Guardia di Finanza, nome in codice Volpe 132, sorvola la costa meridionale della Sardegna. A bordo due militari, il maresciallo Gianfranco Deriu e il brigadiere Fabrizio Sedda, incaricati di una “ricognizione costiera notturna per la repressione di traffici illeciti via mare”. Alle 19.15 l’ultimo contatto con l’aereoporto di Elmas, alle porte di Cagliari: “Ci dirigiamo sull’obiettivo segnalato sul radar”. Risposta: “Volpe 132, quale obiettivo?”. Poi un lungo, interminabile, silenzio. Alle 19.52 la sala operativa prova a mettersi in contatto con l’equipaggio: “”Volpe 132, mi sentite? Passo. Volpe 132, mi sentite? Qual è la vostra posizione?”. Ma è troppo tardi. Il velivolo è sparito nel nulla.

Cosa sia successo lo spiega un testimone oculare, Luigi Marini: “La sera del 2 marzo 1994, intorno alle 19:15, 19:25, mentre pescavo sul fiume Picocca, ho sentito un rumore di motori in lontananza e, scrutando il cielo, ho cercato di capire da dove venisse. In quell’attimo, in direzione di Capo Ferrato, sul lato sinistro, guardando il mare, ho visto un fascio di luce salire dal basso verso l’alto e subito ricadere verso il basso. Da quel momento il rumore è cessato”.

Nel corso della stessa giornata, gli armadietti di Deriu e Sedda nella caserma della Gdf di Elmas furono forzati. Per rinvenire le pistole dei due, secondo le motivazioni ufficiali. Diversa l’idea che si è fatto Peppino Sedda, fratello del brigadiere morto: “La spiegazione non regge, perché l’arma è un’appendice del militare. Io credo invece che stessero cercando il telefonino di mio fratello, temevano che lo avesse in volo con sé e che potesse aver comunicato con qualcuno pochi attimi prima della tragedia”.

Cosa ha abbattuto il velivolo? Perché quel silenzio radio durato troppo a lungo? Perché un presunto timore di comunicazioni private dei due negli istanti prima di scomparire? Ma soprattutto: perché appena due mesi e mezzo dopo la scomparsa la commissione tecnico-formale (presieduta dal tenente colonnello dell’Aereonautica Enrico Moraccini) nominata dalle autorità militari ha archiviato il caso, spiegando l’inesistenza di riscontri obiettivi per formulare un’ipotesi sull’accaduto, e senza citare due testimoni (tra cui Marini) sentiti a verbale?

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