I furbetti del giornalino

In taglio basso, un po’ defilato, è uscito l’altro ieri a pagina 9 del Corriere della Sera un articolo di Paolo Madron, che poi sarebbe anche il direttore del quotidiano online Lettera43, che parla di quello che dovrebbe essere un rientro di Geronzi nel circolo che conta dopo la defenestrazione dal vertice di Generali.

Si può pensare di sovvertire una situazione che non sembra lasciare spazio a spiragli revanscisti?

Questa la domanda da cui parte Madron per costruire due scenari.

Il primo passa per Mediobanca, il cui patto di sindacato scade a fine anno. Dunque una ghiotta occasione per una resa dei conti [in grado di] cambiare gli attuali assetti in favore di una solida maggioranza.

Si ferma qui Madron, scendendo poi nei dettagli di una battaglia societaria che il lettore poco avvezzo alla politica finanziaria, come per esempio il sottoscritto, deve pazientemente ricostruire per comprendere la convenienza di Geronzi a favorire quello piuttosto che quell’altro socio della banca d’affari.
Ma è il secondo scenario quello che ha destato più scalpore, andando a toccare i delicati equilibri della maggioranza di governo, “tanto da apparire quasi inverosimile”, mette le mani avanti l’autore.
Ed è il seguente:

Berlusconi, nei giorni in cui la tensione con Tremonti era alle stelle, ha pensato di sostituirlo proprio con Geronzi.

L’articolo prosegue nel delineare i motivi che avrebbero portato a meditare tale passo e le sue possibili conseguenze.
Secondo Madron, è Berlusconi stesso ad avere “in mente i due scenari”.
L’autore usa l’indicativo, ma non cita la propria fonte. Non che ne avrebbe dovuto rivelare il nome, ma un accenno a una qualsiasi fonte vicina al premier, a un colloquio informale con un suo collaboratore, a presente voci di corridoio avrebbe reso l’architettura dell’articolo meno traballante.

Inoltre l’indicativo usato nella prima metà fa a botte con il congiuntivo che irrompe a partire dalla seconda colonna: “otterrebbe, si riapproprierebbe, troverebbe, resterebbe” e via discorrendo.

Giornalisticamente Madron lascia intendere che quelle che sta offrendo non sono suggestioni magari corroborate da qualche sentito dire, ma una notizia: “Berlusconi ha in mente due scenari”, non “Berlusconi avrebbe in mente due scenari”, oppure “si vocifera che Berlusconi abbia in mente due scenari”.
Il che presuppone un contatto diretto o, perlomeno, una verifica incrociata della fonte, autorevole a tal punto da autorizzare l’utilizzo dell’indicativo.
Poi passa improvvisamente all’uso del condizionale, modo che ha il sapore del voler tener lontano possibili querele, della voce captata per caso e priva di riscontri. Modo utilissimo per costruire scenari che mescolano, in quantità variabile, elementi reali e fascinazioni dell’autore, ma che spiazzano se il resto del pezzo lascia intendere altro.

Si arriva in fondo all’articolo avendo la fastidiosa sensazione di non essere riusciti a capire con che farina è stato impastato il pane consumato, un senso di indeterminatezza che lascia la sensazione che l’estensore avrebbe potuto scrivere tutto e il contrario di tutto, condito comunque dal furbetto tentativo di colorarlo come una indiscrezione e non come una (legittima, per carità) sensazione corroborata da qualche voce da bar, come invece sembra essere.

Né la rimasticatura scritta per Lettera43 aiuta a dirimere la questione (che sarebbe anche stato l’unico motivo per rimasticare un pezzo e non citarlo integralmente includendo la fonte).

(Il presente articolo si può leggere anche sulle pagine del Politico.it)

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Galloni conquistati sul campo (?)

Da oggi (ieri sera in verità), sono caporedattore qui.
O sarà un omonimo!?


Un sacco di monnezza

Molte cose sull’emergenza monnezza di Napoli e dintorni.


È veramente possibile una commissione d’inchiesta sulla magistratura?

“«Ma ve lo immaginate un intero potere dello Stato che marcia armato contro un altro potere?», si domanda Michele Ainis, costituzionalista. «È come se la magistratura facesse un’inchiesta diretta non nei confronti di un parlamentare specifico, ma contro tutto il Parlamento. Vi sembra una cosa normale?». Per Pietro Grilli, ordinario di Scienza politica presso l’ateneo di Roma Tre, si sta solo attizzando un inutile fuoco di paglia: «Non voglio buttarci acqua sopra – spiega – ma quella di Berlusconi mi sembra semplicemente una boutade. Bisogna contestualizzare, riflettere su dove, come e quando l’ha detto».”

Il mio articolo su il Politico.


Incapaci di intendere e di volere

“Raggiunto al telefono, l’onorevole Lo Presti, ex membro della consulta della giustizia del Pdl e candidato laico al Csm prima di passare nelle fila di Fli, fatica a darsi una spiegazione razionale delle affermazioni del premier: «Berlusconi non può aver detto una cosa del genere, evidentemente non era compos sui». Espressione, per intenderci, che nel linguaggio giuridico indica chi non è capace di intendere e di volere. «Questa è una vera pazzia – prosegue Lo Presti – noi non solo non parteciperemo mai a una commissione d’inchiesta contro la magistratura, ma la ostacoleremo in tutti i modi». Una «follia istituzionale e morale» secondo il deputato, «che non sta né in cielo né in terra». Parole che rischiano di far cadere nel caos i fragili equilibri sui quali si sostiene l’attuale maggioranza, e con lei il Paese intero. «Se vogliono continuare su questa strada l’accordo raggiunto sarà di breve respiro. Ma se ne assumeranno le responsabilità».”

Il resto dell’articolo sul Politico.


Cos’ha detto Fini (parola per parola)

Ecco lo schema delle parole più usate da Fini a Mirabello.
Spiccano, su tutte, “Pdl” e “politica”.
Alternate, mai poste nello stesso concetto. Come a dire, chi fa politica non sta nel Pdl.

Una piccola riflessione su ilPolitico.


Ma il Pd vuole il maggioritario con il doppio turno?

Questo almeno quanto mi dice Realacci, che avrà dato un dispiacere a D’Alema.
Al pari di Viespoli, Realacci individua nel Mattarellum un buon compromesso di transizione.
Un’intesa possibile?


Doppio turno alla finiana

Pasquale Viespoli, prossimo capogruppo di Futuro e Libertà, la pensa così sul sistema elettorale: «Noi siamo per tradizione convinti che il sistema semi-presidenziale alla francese sarebbe il migliore per ricostruire il nostro assetto istituzionale. Di conseguenza il sistema elettorale che preferisco è il maggioritario a doppio turno. Tra l’altro è un modello che stimola non la disgregazione, ma la dialettica interna ai partiti».


Gabriele Albertini dice che Berlusconi dovrebbe ascoltare la Lega e Fini

Per rilanciare l’azione del partito, Berlusconi dovrebbe ascoltare le istanze che ha posto Fini: codice etico, democrazia nell’elezione del gruppo dirigente, e dibattito interno sui temi di strategia politica. Per ridare slancio al governo, invece, il premier dovrebbe dare più spazio ai problemi che pone sul piatto la Lega. Questi i consigli che arrivano a palazzo Grazioli da Gabriele Albertini all’indomani del vertice degli azzurri, che si sono confrontati proprio su questi temi. Una provocazione, ma fino ad un certo punto.
L’amato ex sindaco di Milano, eletto l’anno scorso all’europarlamento sulla scorta di quasi 70mila preferenze personali, non si limita infatti alle istruzioni per l’uso e articola un ragionamento profondo e complesso. Quelle che possono sembrare di primo acchito come semplici boutade, rivelano così solamente la conclusione di un preciso percorso politico, che ha nei suoi intenti il rinvigorimento dell’azione del Pdl e dell’intero governo.
Da pensatore raffinato qual è, Albertini inizia la sua analisi traendo spunto da un volume da poco uscito in libreria a cura di Luca Ricolfi. «Un libro che è cruciale a tal punto che ce l’ho conficcato in testa come un diamante nel cervello» confessa l’ex sindaco, citando addirittura il colonnello Kurtz di Apocalypse Now. È Il sacco del nord, testo all’interno del quale il sociologo che insegna a Torino si pone domande cruciali per il futuro del Paese: esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? C’è troppa spesa pubblica? Occorre cambiare la distribuzione delle risorse fra le regioni italiane? E prova a fornire una serie di risposte.
Eppure viene subito da pensare che Ricolfi non è di certo omogeneo, per storia personale, al centrodestra.
«Ma ha sostituito Gianfranco Miglio come pensatore della Lega Nord».

Il seguito dell’intervista che mi ha concesso Albertini è qui.


«Perché fa più notizia la morte di due soldati di quella di otto medici cristiani?»

Gian Micalessin, da anni inviato nei teatri di guerra più pericolosi, ieri si chiedeva eloquentemente, dalle colonne del quotidiano online il Sussidiario, «Perché fa più notizia la morte di due soldati di quella di otto medici cristiani?». La risposta forse è troppo complessa, forse ancora troppo lontana. Ma è la domanda attorno alla quale l’opinione pubblica cattolica, dovrebbe interrogarsi.

Il mio pezzo sul Politico.