Perché i centristi tifano per la scissione del Pdl

“Sono loro a dover andare fino in fondo, io tutto quel che potevo fare l’ho fatto”. Quando esce dall’aula del Senato, Mario Mauro regala una frase che dice tanto di quel che è successo nelle ore precedenti. Il lavorio della componente cattolica di Scelta civica nel tentativo di dare una sponda allo smottamento del Pdl è stato silenzioso e intenso. Protagonisti in prima persona sia il ministro della Difesa che Pier Ferdinando Casini, che da qualche giorno si è reso conto della possibilità, sia pur ancora teorica, di dare nuova verve all’idea ormai un po’ logora di creare un fronte di Popolari italiani.

Sono stati loro due (insieme ad Andrea Olivero) a tenere il pallottoliere, convinti di poter dare una spallata al partito degli azzurri tale da poter creare nuove prospettive all’intera area dei moderati italiani. “Andate avanti, fate un gesto coraggioso, e da qui ai prossimi mesi lavoriamo per un fronte comune”, è quel che hanno spiegato con molta accortezza i pontieri di Scelta civica. Berlusconi lo ha capito subito. Quando, con i suoi riuniti al Senato per decidere sul da farsi, gli hanno portato i lanci d’agenzia nei quali Roberto Formigoni dava già per cosa fatta la costituzione di nuovi gruppi, il Cavaliere ha commentato: “Formigoni lo conosciamo tutti, prendete l’elenco, sono quelli di Italia popolare”. Ovvero la pattuglia azzurra che nel dicembre scorso ebbe una tanto rapida quanto intensa cotta per Mario Monti, salvo poi tornare mestamente sotto il letto coniugale con vista Arcore.

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Saltata la mediazione nel Pd sugli F35

“La verità è che questo governo prima cade meglio è”. Tardo pomeriggio, l’ennesima mediazione all’interno del Partito democratico è fallita, e i senatori del Pd che hanno spinto per la sospensione del programma degli F35 sono delusi e irritati. In diciotto hanno sottoscritto una mozione differente da quella avallata dal capogruppo Luigi Zanda, che recepiva un testo analogo a quello già approvato alla Camera. “Dopol’ingerenza del Consiglio supremo della difesa, con il beneplacito di Giorgio Napolitano, quel compromesso al ribasso è inaccettabile”, spiegava Corradino Mineo. “Il Pd avrebbe dovuto ringraziare Felice Casson di avere proposto un testo alternativo, invece continuano a difendere un accordo che anche nella sostanza è molto ambiguo”. L’ex direttore di Rainews è uno dei diciotto Dem che si sono sfilati, e hannosottoscritto la mozione Casson.

Un testo che prevedeva la sospensione immediata della partecipazione italiana al progetto militare e la contestuale “destinazione delle somme risparmiate ad investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro, la sicurezza dei lavoratori”. Ma il timore diterremotare ulteriormente un governo già in difficoltà ha spinto largo del Nazareno ad andare avanti per la propria strada. Eppure Laura Puppato, altra firmataria della mozione di minoranza del Pd, ha tentato un’ultima mediazione: “Il testo della maggioranza è troppo ambiguo, non si capisce dove vuole andare a parare – raccontava la senatrice – E visto che Renato Brunetta e il ministro Mario Mauro lo interpretano come un nulla osta per proseguire, qualcosa andava cambiato”.

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