Claudio Borghi a pranzo con Berlusconi che vuole “capire come uscire dall’euro”

È il fumo del sigaro di Bossi ad indicare la pista che porta alla nuova strategia grillina e protestataria di Berlusconi, in vista del gran falò delle Europee. Il Senatùr è in sala fumatori, a Montecitorio, ignaro del cronista che passa. Davanti a lui, seduto su un tavolino, gomiti sulle ginocchia, Giancarlo Giorgetti, l’eminenza grigia del Carroccio. Alla sua sinistra Matteo Salvini, neo segretario delle truppe in cravatta verde, a Roma nel giorno della fiducia al governo Letta. Sigaro mai spento, Bossi ascolta il racconto del neosegretario Salvini: “Ho sentito Borghi. Mi ha detto che è andato a pranzo con Berlusconi, Ghedini e qualcun altro. Volevano farsi spiegare come si esce dall”euro…”.

Nessuno si mostra particolarmente colpito. Né i presenti né l’assente, ovvero Claudio Borghi. Uno che sui mali dell’euro è diventato famoso nei salotti televisivi. E che proprio con Salvini, ha partecipato un paio di settimane fa ad un convegno dal titolo inequivocabile: “No euro day”. Raggiunto telefonicamente dall’HuffPost non smentisce affatto. Prima un “no comment”. Poi una mezza conferma: “Mi dispiace, ma di questo argomento non voglio parlare”. Già, non voglio parlare. Né fonti affidabili vicine al Cavaliere sono a conoscenza di un incontro che appare riservato. E si limitano a dire che, certamente, Berlusconi di incontri ne fa tanti, e che magari avrà anche parlato con uno che teorizza l’uscita dell’Italia dalla moneta unica, ma che da qui a prendere sul serio la cosa ce ne passa. E che un conto è una linea critica sull’Euro, sui burocrati di Bruxelles un conto è proporre l’uscita dell’Italia dall’euro.

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Salvini verso la segreteria della Lega (ma con due ‘badanti’)

“Chi sarà presidente è l’ultima delle mie preoccupazioni. Ma voglio dire una cosa. Se sarò eletto il primo di tutti che voglio coinvolgere è Giancarlo Giorgetti. Sarà alla guida della Lega con me”. È Matteo Salvini, in un’intervista ad Affariitaliani.it, a lanciare un sasso nel magma leghista che si sta muovendo intorno al Congresso del prossimo 7 dicembre. A preoccupare il variopinto mondo che ruota intorno a Bobo Maroni, artefice della discesa in campo dell’europarlamentare, è la mina vagante rappresentata dalla candidatura di Umberto Bossi.

“Matteo è in largo vantaggio – spiega un dirigente leghista – ma il senatùr è una variabile impazzita. Non è possibile calcolare i tanti dei nostri che, al netto degli sviluppi della Lega negli ultimi mesi, andranno a votare appositamente per scrivere il suo nome, soprattutto nell’elettorato della prima ora”. Così, se da un lato l’attuale presidente del Carroccio preoccupa Salvini, dall’altro una parte del mondo maroniano sta cercando una soluzione che permetta ai colonnelli di mantenere la propria autonomia a prescindere dal segretario in pectore.

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