L’ammuina del Pdl (fino alla sentenza della Cassazione)

«Se Berlusconi fosse condannato all’interdizione dai pubblici uffici, sarebbe molto difficile che un Pdl acefalo del suo leader possa proseguire l’esperienza del governo Letta». È Renato Schifani a mettere la palla in campo. Il calcio glielo dà il collega Lucio Malan: «È ovvio che se il Cavaliere venisse dichiarato ineleggibile con un voto determinante del Pd, che è l’altro pilastro della maggioranza, in quel caso faremmo cadere l’esecutivo». Il primo parla della sentenza della Cassazione sul processo Mediaset, attesa fra un paio di settimane, il secondo della questione dell’ineleggibilità arrivata ieri alla giunta per le autorizzazioni.

Due partite diverse che si disputano sullo stesso terreno di gioco. La questione è sempre la stessa: il futuro di palazzo Chigi è indissolubilmente legato al destino di un cavaliere, anzi, del Cavaliere. Anche perché nel frattempo un’ala del Pd è in subbuglio. «Il rispetto della legge non può essere subordinato ad una valutazione politica», spiega la senatrice dem Stefania Pezzopane. Come a dire: se il governo cadesse a prezzo di una pietra tombale sulla vita politica di Berlusconi tanto meglio. Al punto che per tutta la giornata si sono susseguite le voci di un fitto lavorio da parte dei senatori di largo del Nazareno nei confronti dei colleghi del Movimento 5 Stelle: «Se Berlusconi fa il pazzo e stacca la spina – il concetto portato avanti – dobbiamo salvare il paese dalle ripercussioni che potrebbe avere un ritorno alle urne, ne sarete responsabili».

Continua su Europa.

Annunci

Il dossier M5s per rendere Berlusconi ineleggibile

Sono due i cardini dai quali partirà l’attacco del Movimento 5 stelle a Silvio Berlusconi. Giovedì, alla Giunta per le elezioni di Palazzo Madama, arriveranno dieci ricorsi sulle ultime elezioni politiche presentati in Molise, alcuni dei quali riguardano proprio l’ineleggibilità del Cavaliere, che ha scelto la piccola regione meridionale come collegio d’elezione.

I quattro senatori che siedono nell’organo presieduto dall’esponente di Sel Dario Stefano, stanno preparando un vero e proprio dossier per dimostrare che il leader azzurro non abbia diritto a sedere nell’emiciclo di Palazzo Madama. La direttrice che il documento affronta è duplice. Da un lato, gli stellati punteranno con decisione sulla sentenza d’appello del processo sui diritti Mediaset, che ha visto Berlusconi condannato a quattro anni per frode fiscale e cinque di interdizione dai pubblici uffici.Nelle motivazioni della sentenza si legge infatti che, “pur abbandonando l’operatività giornaliera”, il Cavaliere è sempre rimasto di fatto proprietario delle proprie aziende.

“Faremo leva sui nuovi elementi per interpretare la legge del ‘57”, spiega Maurizio Buccarella, grillino membro della Giunta. Secondo una legge del 1957, attualmente in vigore, sono ineleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Per i grillini, l’utilizzo delle frequenze televisive da parte di Mediaset e il fatto che il Cavaliere, anche se non formalmente, sia al vertice del gruppo televisivo come dichiarato dai giudici di Milano, lo rendono automaticamente ineleggibile.

Continua sull’Huffingtonpost.