Cos’è “Destinazione Italia”, il piano del governo per rilanciare gli investimenti

Destinazione Italia. Quella che dovrebbero intraprendere i grandi capitali esteri. Almeno a sentire Enrico Letta, che ha messo a lavorare il proprio staff su un grande progetto – annunciato circa un mese fa – da presentare “entro settembre” e fortemente rivolto all’Expo 2015. Probabilmente un decreto a sé stante, sganciato dalla legge di stabilità. Il mantra che gira tra gli uffici di Palazzo Chigi (e della Farnesina, coinvolta insieme al ministero dello Sviluppo economico) che ci stanno lavorando di buona lena è che “non servono risorse, ma riforme”. Per questo il pacchetto potrebbe essere scollegato dalla manovra economica già cantierizzata in vista dell’autunno e godere di vita propria.

Lo staff del presidente del Consiglio sta ragionando seguendo la bussola che “la ratio economica del provvedimento è che i capitali esteri sono un driver irrinunciabile per la crescita”. I soldi disponibili in Italia da soli non bastano per il rilancio del comparto economico e, spiega chi si sta occupando della definizione del provvedimento, “il mitoche gli stranieri investono nel nostro paese per depredare le aziende italiane è una stupidaggine, si compra per valorizzare, non per prosciugare”.

Quattro le grandi direttrici sulle quali il governo sta riflettendo. È in cantiere un grande intervento di semplificazione normativa, anzi, di “abrogazione di una serie di leggi confuse o inutili”, spiega una fonte dell’esecutivo. L’obiettivo è quello di ridurre l’incertezza determinata dal dedalo di codici e codicilli, che secondo gli esperti che sono stati consultati è uno dei principali freni per chi vuole investire il nostro paese. Insieme alla certezza dei tempi sulle autorizzazioni, sulle quali si sta lavorando anche nell’ottica di rendere la vita più semplice alle aziende nostrane.

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L’uno-due Letta-Saccomanni per rinsaldare il governo

Puntare sulla ripresa economica per rinsaldare la posizione dell’esecutivo. È questo il frame utilizzato dal governo di Enrico Letta per non lasciarsi dettare l’agenda dopo la conferma della condanna di Silvio Berlusconi, ribaltando la narrazione svolta a suo tempo da Mario Monti. L’allora premier tecnico agitava lo spauracchio della recessione come conseguenza di una sua prematura caduta. Oggi c’è bisogno delle larghe intese per non perdere il timido treno della crescita che partirà nell’ultimo trimestre dell’anno, come ha detto a chiare lettere il presidente del Consigliopresentando il resoconto dei primi 100 giorni dell’attività del suo esecutivo.

Dopo che ieri Letta ha colto al balzo la palla lanciata dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che si confermava in piena sintonia con l’esecutivo nel rilevare i primi segnali della ripartenza, Fabrizio Saccomanni, che di Bankitalia è stato tra i massimi dirigenti, è andato oltre. “Credo che la recessione sia finita, per questo non penso ci sarà bisogno di una manovra correttiva”, ha affermato ai microfoni di Skytg24. Parole ad effetto, che, messe in fila a quanto lasciato trapelare ieri dal vertice di piazza Colonna – e confermato poi in serata dal premier – testimoniano di una vera e propria triangolazione tra Palazzo Chigi, via XX settembre e via Nazionale nel cercare di imporre i temi dell’agenda politica e di rinsaldare l’esecutivo facendo balenare l’occasione irrinunciabile di una ripresa strutturale del paese.

È lo stesso Letta a confermare pochi minuti dopo questa sensazione: “Ci sono segnali che nel prossimo semestre le cose andranno meglio”, ha confermato l’esponente del Pd in serata, intervenendo al Tg1. “La caduta si arresta – ha aggiunto – sono arrivati segnali importanti, oggi è importantissimo agganciare questa ripresa, bisogna cogliere le opportunità messe in campo dal governo”. Poi l’affondo che esplicita la strategia: “Spero che i partiti evitino di ricominciare con giochi e giochini e si concentrino sulle cose da fare nell’interesse del paese”.

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“Gli italiani capiscono le larghe intese”, dice Letta

È la foto del ritiro nell’abbazia di Spineto l’immagine scelta da Palazzo Chigi per inquadrare il bilancio dei primi 100 giorni di governo. Un’immagine che richiama la coesione e la solidarietà tra i membri dell’esecutivo tanto cara ad Enrico Letta nel suo infaticabile tentativo di stabilizzare l’esperienza delle larghe intese. Dopo aver incassato dalla Banca d’Italia l’invito a proseguire nella propria marcia verso la stabilizzazione del quadro economico del paese, il premier mette oggi la firma in calce ad un vero e proprio sito web dedicato interamente a celebrare quanto di buono fatto in questo primo scorcio di legislatura.

“Davanti a noi, da oggi, la responsabilità di andare avanti con ancora più determinazione a fare bene”, scrive a chiare lettere il presidente del Consiglio. E continua: “A trovare con cura le risposte che il capo dello Stato e il Parlamento ci hanno incaricato di dare al Paese e che il Paese pretende da noi. A concentrarci sempre di più sulle politiche proprio quando lo scontro nella politica sembra farsi incandescente”.

Secondo Letta gli italiani capiscono che questa inedita formula di governo “ha l’ambizione e il dovere, quelli sì, di servire il Paese contribuendo a rizollare un campo da gioco altrimenti impraticabile, di rispondere alla crisi con tanti atti concreti, tangibili e di buon senso, di dimostrare all’Europa e al mondo che ce la possiamo fare”.

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Bankitalia alza la palla, Palazzo Chigi la schiaccia

La Banca d’Italia alza la palla, Palazzo Chigi coglie l’occasione al balzo per schiacciarla. È metà pomeriggio quando da via Nazionale si lascia trapelare una cauta soddisfazione rispetto alla generale concordanza registrata poche ore prima fra Gianni Letta, Ignazio Visco e Fabrizio Saccomanni: “I segnali di miglioramento per l’economia ci sono ma è necessario consolidarli. Si sarebbe dunque vicini a un punto di svolta ma la ripresa sarà graduale”. Un modo per puntellare il governo, così come la banca centrale aveva già fatto con l’esecutivo dei tecnici, in una congiuntura nella quale un governo debole rischierebbe di nuocere sulla parvenza di stabilità raggiunta dai mercati del Belpaese.

Il premier non si lascia sfuggire l’assist per rafforzare la situazione della propria squadra, che negli ultimi giorni è stata costretta a navigare nelle turbolenti acque della sentenza di Cassazione su Silvio Berlusconi. “Dall’incontro fra governo e Bankitalia per valutare i punti positivi e le criticità della nostra economia, sono emersi molti punti che ci lasciano intendere che la ripresa e gli stimoli di ripresa cominciano ad avverarsi”, ha detto parlando da Bolzano, in visita per firmare un protocollo d’intesa con la Provincia autonoma. Segnali positivi che pongono obiettivi irrinunciabili, per i quali, è il ragionamento dell’entourage lettiano, è fondamentale che il governo non cada: “È tutto risolto? Assolutamente no, sappiamo benissimo i tanti problemi che l’Italia e la sua economia hanno. Si toccano con mano anche in territori felici come questo. C’è una situazione sociale complessa, a cui dobbiamo dare risposte, ma la ripresa c’è, ha bisogno di stabilità e la stabilità ha bisogno di comportamenti responsabili da parte di tutti”.

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