Baldelli-Santanchè, è scontro sul vicepresidente Pdl della Camera

Simone Baldelli rimane in pole position per succedere a Maurizio Lupi nel ruolo di vicepresidente della Camera in quota Pdl. Ma quella che porterebbe l’attuale segretario d’aula azzurro sullo scranno più alto di Montecitorio è una partita tutt’altro che chiusa.

L’interessato scherzava all’ora di pranzo sull’argomento con i colleghi, come se si trattasse di una questione già archiviata. È tale, o quasi, per Renato Brunetta. Proprio il capogruppo avrebbe virato in direzione del suo vice, cercando una mediazione fra le varie anime del partito. E connotando le sue come posizioni sempre più lontane da quelle dei falchi, che non si smuovono da quella che ritenevano una posizione acquisita.

Quale? “Per me il nome di Baldelli non esiste – ragionava un deputato tra i più vicini a Berlusconi – Nel senso che io sono rimasto all’unica linea politica che ha dato il partito, che è quella di votare Daniela Santanchè”. La pasionaria pidiellina fu bloccata all’inizio dell’estate dal veto del Pd. Ma, fino a ieri, la sua era l’unica candidatura in campo. E anche oggi, in pieno pomeriggio, l’interessata non si sbilanciava: “Ne stiamo discutendo in queste ore, ci stiamo riflettendo”. Un segnale che la scelta di Brunetta non è stata accolta serenamente.

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I “dossier” del Pdl contro Matteo Renzi

Si chiama “Osservatorio Renzi”, ed è una raccolta di dieci documenti che attaccano il sindaco di Firenze, utilizzando per lo più un tono sarcastico per mettere in fila le contraddizioni dell’ex rottamatore così come evidenziate nel tempo dalla stampa. Fin qui nulla di strano. È tuttavia curioso che le slide siano raccolte sotto il nome di “Dossier” e che siano state pubblicate sul sito ufficiale del gruppo parlamentare del Pdl alla Camera.

Un attacco in piena regola, un dossieraggio alla luce del sole che non brilla per contenuti ma fa rumore per la forma e il luogo in cui viene presentato. Materiale non originale, poiché pubblicato nel corso degli ultimi mesi sul sito di Renato Brunetta, che degli azzurri a Montecitorio è il capogruppo. Che acquisisce tuttavia i crismi dell’ufficialità trovando spazio su uno spazio web sì di proprietà del Pdl, ma che ha tutti i crismi del luogo di divulgazione istituzionale proprio di un gruppo parlamentare.

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Lo stato dell’arte della trattativa sull’Imu

L’accordo è ad un passo. La laboriosa mediazione dei tecnici del governo e di Enrico Letta in prima persona sta conducendo ad una schiarita sul nodo dell’Imu, tappa cruciale per la sopravvivenza del governo. Una giornata intensa, che ha visto una girandola di incontri tra lo stesso premier, Angelino Alfano, Guglielmo Epifani, Fabrizio Saccomanni e Renato Brunetta.
“Rimangono dei problemi tecnici sulle coperture, ma pensiamo di trovare una soluzione”. Le parole a fine giornata di renato Brunetta offrono bene il polso della situazione.

L’intesa politica nella sostanza c’è, manca appena qualche spigolatura di contorno: la prima rata (quella di giugno) non verrà pagata da nessuno, nessuna nuova tassa graverà per il 2013 sulle tasche dei contribuenti (come ha confermato il ministro Flavio Zanonato) e dal 2014 arriverà la service tax, che vedrà i natali nella legge di stabilità e che, assicurano fonti del governo, “avrà un impatto assai minore di quanto non ha inciso finora la tassa sulla prima casa”.

Una soluzione che accontenta tutti: dà ossigeno a Letta, fornendogli un argomento in più nel caso il Pdl decidesse di staccare la spina in caso di decadenza di Silvio Berlusconi da senatore; offre agli azzurri una freccia al proprio arco da sventolare sotto gli occhi del proprio elettorato.

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Il Pdl rinvia lo showdown all’autunno

È  la Cassazione a ridare fiato alle trombe dell’ala oltranzista del Pdl. Nessuno strascico formale alla conferma della sentenza di condanna ai danni di Silvio Berlusconi. È stata sufficiente l’intervista concessa dal presidente della sezione feriale della Suprema corte, Antonio Esposito, al Mattino di Napoli (poi in parte smentita), nella quale affermava: «Berlusconi condannato perché sapeva non perché non poteva non sapere». Un’anticipazione delle motivazioni del giudizio che ha provocato l’incredulità del collegio difensivo del Cavaliere, Franco Coppi in testa, e un travaso di bile da parte dei falchi azzurri. A partire da Michaela Biancofiore, che ha minacciato un ricorso nientepopodimenoche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, passando per Daniela Santanchè, che pensa di «dimettersi da deputata, perché provo un po’ di vergogna ad essere italiana», concludendo con l’Esercito di Silvio. Il leader delle brigate azzurre, Simone Furlan, ha annunciato una mobilitazione per un’amnistia nei confronti del proprio leader, che viene presentata come «l’unica strada per pacificare il paese».

Un fuoco di fila destinato a far sfogare l’ala più battagliera del partito, ma che, nella mente di Berlusconi, non dovrebbe avere conseguenze immediate. Il Cavaliere continua a professare calma e sangue freddo, non avendo nessuna convenienza a staccare la spina al governo di Enrico Letta, almeno in questa fase. I suoi parlamentari vagano accaldati nei corridoi dei Palazzi romani, e nei conciliaboli hanno già la testa proiettata alle vacanze. Lo stesso Renato Brunetta, solitamente tra i più battaglieri, vuole evitare che un inciampo parlamentare faccia precipitare la situazione prima della pausa estiva.

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