È il meetup bellezza, e tu non puoi farci niente

È il meetup, bellezza, e tu non puoi farci niente. La base del Movimento 5 stelle sta evidenziando in questi mesi profonde difficoltà organizzative. La mancanza di una filiera decisionale chiara, l’orizzontalità esasperata con la quale si formula qualunque tipo di decisione e l’eccessivo protagonismo di alcuni dei militanti stanno generando particolarismi e distanze complicati da sanare. È il caso degli attivisti romani, in lotta permanente per la decisione su quale debba essere il “forum” ufficiale dei capitolini a 5 stelle, è quello della Puglia, dove sono ancora fresche le cicatrici del caso parentopoli.

Difficoltà che vengono a galla quando tocca fare scelte che hanno un impatto sulla vita pubblica del paese. Sta succedendo in Abruzzo, dove la composizione delle liste elettorali sta creando più di un problema alle truppe stellate, ma è in Sardegna che il caos decisionale del Movimento ha portato gli uomini di Beppe Grillo ad avvitarsi su se stessi.

L’esito finale è stato il peggiore possibile: le 5 stelle non saranno presenti sulla scheda elettorale. È accaduto che le percentuali da capogiro incassate alle ultime politiche (oltre il 29%) hanno fatto lievitare in questi ultimi mesi il numero di attivisti e di simpatizzanti. Che hanno iniziato a ragionare, città per città, meetup per meetup, su chi doveva essere candidato alle prossime regionali e su quale dovesse essere il criterio di selezione. Generando così una molteplicità di ipotesi e di soluzioni alternative di fronte alle quali una composizione dei diversi punti di vista è risultata impossibile. “Uno indiceva una riunione qui, un altro di là, le idee che ne uscivano erano diverse e non si riusciva a fare la quadra”, spiega un parlamentare sardo.

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Grillo punta a destra, i parlamentari grillini guardano a sinistra

L’ex comico rivendica con orgoglio il suo essere “populista”. E su questa linea ha impostato, in vista delle europee, una campagna aspra nei toni ma più soft nei contenuti di quanto non si possa pensare. Critico nei confronti di un’eccessiva apertura delle frontiere all’immigrazione, molto cauto rispetto a indulto e amnistia, scettico nei confronti dell’euro e delle politiche di Bruxelles. L’obiettivo è quello di infilarsi nella diaspora del centrodestra, e sfilare quanti più elettori possibili alla galassia di Silvio Berlusconi.

Che, al contrario, l’estrazione della sua classe parlamentare sia tendenzialmente di segno opposto è dovuto alle modalità con cui è stata selezionata. In lista sono finiti i candidati non eletti nelle tornate amministrative tra il 2008 e il 2012. Un periodo nel quale, fatto salvo per le regionali in Sicilia, le 5 stelle viaggiavano su percentuali a una cifra. E la loro minore esposizione mediatica li portava a raggranellare consensi in tutti quei movimenti del No orfani di una interlocuzione con i partiti tradizionali.

Così Laura Castelli e Marco Scibona hanno saldato alle istanze grilline quelle dei No Tav, Giuseppe D’Ambrosio e Diego De Lorenzis le battaglie dei lavoratori dell’Ilva (con loro anche Alessandro Furnari e Giuliana Labriola, poi usciti dal Movimento) e le perplessità degliambientalisti sul gasdotto Tap, Aris Prodani e Walter Rizzetto la contrarietà al rigassificatore di Trieste, Riccardo Nuti e la quasi totalità dei parlamentari siciliani la lotta contro il Muos di Niscemi. Oltre ai movimenti sul territorio, alcuni degli eletti a 5 stelle hanno avuto un passato di vicinanza (se non di militanza) con i partiti alla sinistra del Pd, da Rifondazione comunista a Sel. È stato questo il caso di Adriano Zaccagnini, ultralibertario di sinistra che ha fatto armi e bagagli accusando Grillo e Casaleggio di poca trasparenza e di metodi autoritari.

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